Etiopia
Il governo etiope ha deciso di sospendere a tempo indeterminato la vendita delle terre agli investitori stranieri. Solo il 30% della terra acquistata è stata coltivata, nel frattempo oltre 10 milioni di persone sono a rischio fame a causa della grave siccità.

L’Etiopia ha deciso di riprendersi la propria terra, concessa per troppo tempo a società che non la facevano fruttare quanto sarebbe stato necessario. «Un organo statale etiopico che si occupava della concessione di terre a imprese agricole», scrive l’agenzia di stampa Reuters, «ha sospeso l’emissione di nuove licenze fino al termine di una revisione a causa dello scarso progresso nello sviluppo delle aree affittate finora».

Meta attraente per gli investitori
Questa decisione potrebbe inaugurare un cambio di rotta da parte delle autorità etiopiche. Negli ultimi anni, infatti, il Paese africano aveva fatto di tutto per diventare una meta attraente per chi fosse interessato a investimenti terrieri. «Più di 50 investitori stranieri», ha scritto recentemente il Financial Times in un lungo articolo sull’argomento, «da India, Turchia, Pakistan, Cina e Sudan, così come Arabia Saudita, hanno affittato terre etiopiche» e «i prezzi sono spesso a buon mercato». Inoltre, dice ancora il quotidiano inglese, gli investitori possono godere di esenzioni fiscali e di accesso al credito garantito.
Complessivamente, secondo i dati riportati dalla Reuters, l’Etiopia ha assegnato nel 2011 qualcosa come 3,6 milioni di ettari, poco meno dell’intera Svizzera, ad aziende intenzionate a investire nel comparto agricolo. La distribuzione di vaste aree ha interessato in particolar modo le regioni occidentali di Gambela e dei Beniscangul e Gumus.
Un vero affare per le imprese – stando a quanto dichiarato all’agenzia britannica da Daniel Zenebe, portavoce dell’agenzia per gli Investimenti agricoli e l’amministrazione della terra – tanto che le concessioni hanno interessato oltre 2,43 milioni di ettari e circa 5.700 aziende locali e straniere per un valore medio di appena 20 birr (0,80 euro) all’ettaro.
Secondo Zenebe, gli investitori avrebbero coltivato appena il 30% del terra ottenuta. Ed è per questo che il business è stato interrotto. «C’è bisogno di rivedere che cosa è andato storto, la sospensione è a tempo indeterminato», ha dichiarato alla Reuters.
Questa decisione avrà conseguenze importanti. Al momento, l’interruzione è stata stabilita dall’agenzia per gli Investimenti agricoli e l’amministrazione della terra, che ha dato 476 mila ettari in concessione dal 2013, quando è stata istituita. Ma presto, ha detto Zenebe alla agenzia di stampa, prenderanno lo stesso provvedimento anche le autorità regionali, responsabili per l’assegnazione di 1,95 milioni di ettari.

Inadempienze
Qualche avvertimento che le autorità stessero andando in questa direzione, a dire il vero, c’era già stato. Il Financial Times, infatti, ricorda che «il governo aveva cancellato sette concessioni dopo che gli investitori non erano riusciti a realizzare quanto promesso».  Una situazione che si sarebbe creata in parte «a causa delle grandi difficoltà nel reperimento di macchinari agricoli e forza lavoro qualificata negli angoli più remoti di un paese senza sbocco sul mare».
L’obiettivo dichiarato delle autorità di Addis Abeba nella concessione di terreni, del resto, era proprio quello di introdurre tecnologie moderne e nuove tecniche di coltivazione. Ma questo modo di procedere aveva ricevuto forti critiche da parte di gruppi per i diritti umani, che sostenevano che avrebbe comportato danni ambientali o lo sgombero di insediamenti locali. Daniel Zenebe ha ammesso di avere avuto «chiaramente problemi di esecuzione».
La sospensione arriva in un momento davvero critico per il Paese. L’Etiopia, infatti, sta affrontando una grave siccità che ha messo oltre 10 milioni di persone a rischio fame. Non è più possibile, quindi, rischiare di affidare una terra tanto preziosa per la produzione agricola ad aziende che hanno dimostrato in molti casi di non essere in grado di rispondere alle esigenze della popolazione.