Con le vittorie di Nigeria e Repubblica democratica del Congo, che domenica 16 novembre nella finalissima si contenderanno un pass per i barrage intercontinentali, le luci sono tornare ad accendersi sui playoff della zona CAF per l’accesso alla Coppa del Mondo.
Un meccanismo diabolico, una vera e propria lotta per la sopravvivenza calcistica, in cui tutto si decide in uno spazio minimo e ogni errore cancella il passato nello stesso momento in cui si porta via ogni possibile futuro. Ma forse è proprio per questo che li amiamo così tanto.
Dal 1970 (ovvero la prima edizione della kermesse planetaria con un posto garantito per le nazionali africane dopo lo spettacolare boicottaggio del 1966) in poi, con sistemi di qualificazione che si sono evoluti più volte, l’Africa ha visto i playoff trasformarsi in momenti molto spesso anche iconici e quindi memorabili: qualificazioni decise dal lancio di una monetina, gioie nazionali e catastrofi collettive, spesso con ripercussioni che vanno ben oltre il campo, intrecciandosi con dinamiche sociali e politiche del continente.
Marocco-Tunisia (1969)
Il 13 giugno 1969 rimane una data memorabile per il calcio nordafricano: a Marsiglia, Marocco e Tunisia si affrontano in uno spareggio per la qualificazione ai Mondiali del 1970. Dopo 90 minuti intensi e ricchi di emozioni, la partita termina 2-2, con entrambe le squadre che si annullano a vicenda. Erano il Marocco di Moulay Idriss, Boujemâa e Faras, e la Tunisia di Attouga e Tahar Chaïbi. Con i rigori ancora non previsti dalle regole FIFA, la qualificazione viene decisa dal lancio della monetina: la fortuna sorride ai Leoni dell’Atlante, che volano in Messico, dove successivamente diventeranno la prima squadra africana a conquistare un punto iridato.
Zaire-Marocco (1973)
La politica, ovviamente, non è rimasta estranea. Nel 1973 Zaire, l’odierna Rd Congo, e Marocco si giocano l’accesso al Mondiale in un final round a tre con lo Zambia, ma quella tra Leopardi e Leoni dell’Atlante è la gara decisiva. A Kinshasa lo Zaire, sostenuto apertamente dal dittatore Mobutu Sese Seko, affronta il Marocco con una squadra rinforzata da investimenti politici e materiali: allenatore straniero, lo jugoslavo Baglojw Vidinic, bonus generosi per i giocatori e persino il trasporto effettuato con il jet presidenziale.
In campo, lo Zaire mostra grande solidità difensiva e pericolosità in contropiede: la doppietta di Kembo, soprannominato “Monsier But” per la sua facilità di andare a segno, e la rete di Ekofa sanciscono una rotonda vittoria per 3-0, garantendo la prima storica qualificazione di una squadra dell’Africa subsahariana a un Mondiale. In Marocco, però, quella partita è ancora oggi considerata uno scandalo, una macchia oscura nella storia del calcio africano.
Secondo l’ex difensore Mustapha Fétoui, il quale sostiene che l’arbitro della partita ha agevolato la vittoria dello Zaire con decisioni molto ambigue e controverse, i funzionari della Federazione calcistica marocchina (FRMF) chiesero la ripetizione della partita. La FIFA respinse infine il ricorso del Marocco e, per protesta, il Marocco boicottò la gara di ritorno. Ai Leopardi fu assegnata una vittoria per 2-0 a tavolino e volarono in Germania Ovest. In seguito, poi, le autorità calcistiche marocchine decisero anche di boicottare la Coppa d’Africa del 1974 in Egitto, vinta al Cairo dallo Zaire contro lo Zambia.
Nigeria-Tunisia (1977)
Il 12 novembre 1977, a Lagos, superate Sierra Leone, Costa d’Avorio ed Egitto lungo il cammino, le Super Aquile nigeriane si giocano in una sorta di spareggio con la Tunisia per la qualificazione ai Mondiali argentini del 1978.
L’attesa è febbrile. Ottantamila persone invadono il Surulere Stadium di Lagos. Chi non ce l’ha fatta a trovare il biglietto, invece, se ne sta a casa, incollato davanti alla radio per apprendere gli aggiornamenti sulla partita dall’inconfondibile voce di Ernest Okonkwo, leggendario cronista di Radio Nigeria. La Nigeria comanda la partita, sfiora più volte il vantaggio, ma poi una incredibile autorete aerea di Godwin Odiye spalanca le porte dell’incubo e manda avanti le Aquile di Cartagine.
Okonkwo alla radio è disperato: «la Nigeria ha appena segnato… alla Nigeria», dirà, coniando inconsapevolmente una frase destinata a rimanere immortale. Da quel momento inizieranno le pene di Odiye, diventato per tutti Mr. Own Goal e indicato ingenerosamente da diverse generazioni come il solo responsabile di quella mancata qualificazione: «Non posso dimenticarlo. Ricordo tutto di quel giorno, anche il titolo di un quotidiano dell’indomani: Il colpo di testa infame di Odiye. Tutti mi hanno lasciato da solo tranne il portiere Okala che mi ha incoraggiato a rialzarmi», ha ricordato il diretto interessato in una recente intervista del settembre 2016 a The Nation.
Algeria-Tunisia (1985)
Durante l’ultimo turno di qualificazione per la Coppa del Mondo del 1986, Algeria e Tunisia si affrontano in una doppia sfida per assicurarsi uno dei due posti disponibili per la Coppa del Mondo. La gara di andata si gioca a Tunisi. Dopo il vantaggio tunisino, i Fennec dominano, segnando quattro gol. Finisce con un perentorio 4-1 (doppietta di Menad, reti di Madjer e Kaci-Said). La gara di ritorno diventa una mera formalità.
In uno stadio gremito di tifosi, i compagni di squadra di Belloumi suggellano la vittoria con altri tre gol (Madjer, Menad e Yahi). Così, dopo aver raggiunto per la prima volta un Mondiale quattro anni prima grazie alla vittoria in un altro appassionante spareggio con la Nigeria, le Volpi del Deserto si assicurano anche il biglietto per Messico ’86.
Algeria-Egitto (1989)
Calcisticamente parlando, si sa, tra Algeria ed Egitto non corre buon sangue. Una rivalità che affonda le sue radici nella famigerata “battaglia del Cairo”. Siamo nel 1989, sullo sfondo c’è Italia ’90, Faraoni e Volpi del Deserto si giocano tutto nella gara di ritorno dei playoff al Cairo dopo aver pareggiato a reti inviolate nel primo round ad Algeri. Il clima sugli spalti è rovente. In campo è battaglia senza esclusione di colpi. Vince 1-0 l’Egitto, che vola in Italia grazie ad una rete del totem Hossan Hassam, ma succede praticamente di tutto.
Lakhdar Belloumi, Pallone d’oro africano del 1981 e una delle stelle di quell’Algeria, acceca il medico sociale dei rivali lanciandogli un pezzo di vetro in un occhio, venendo per questo condannato dalla giustizia egiziana e a lungo inseguito da un mandato di cattura dell’Interpol. La rivincita, poi, l’Algeria se la prenderà vent’anni più tardi in una gara altrettanto infuocata.
Algeria-Burkina Faso (2013)
Dopo una lunga pausa, durata più di vent’anni, nel 2013 i playoff tornano a fare capolino nel menu delle qualificazioni africane. La storia più bella è quella del Burkina Faso, uno dei “what if” più memorabili della storia delle eliminatorie africane. Gli Stalloni, guidati dal leggendario Jonathan Pitroipa, sfiorano una storica prima volta iridata. Ad Ouagadougou, il Burkina vince 3-2 grazie a un rigore di Bancé e alle incursioni di Pitroipa e Koné, giocando con il coraggio e la sfrontatezza degli sfavoriti. Ma al ritorno, a Blida, un gol inaspettato di Bougherra ribalta il destino: l’Algeria vince 1-0 e, grazie alla regola dei gol in trasferta, strappa il pass per il Brasile. Una beffa atroce per l’intero popolo burkinabé.