Le debolezze della politica

Ukabila (etnicismo) e ufisadi (corruzione) interferiscono pesantemente con le politiche di ogni governo. Così l’interesse nazionale rimane nell’angolo e manca un’effettiva opposizione parlamentare. E l’attuale maggioranza di governo deve fare i conti con la Corte penale internazionale.

Non da oggi la politica in Kenya si muove su un terreno incerto. Un terreno nel quale operano i partiti con un criterio ben preciso: fare o disfare programmi e alleanze sulla base di puri interessi particolari. Il vecchio adagio secondo cui in politica non ci sono amici o nemici permanenti ma solo permanenti interessi, sembra essere stato formulato su misura per la politica kenyana. Il multipartitismo è diventato privo di senso poiché, dopo ogni elezione, qualsiasi politico di qualsivoglia partito tende a salire sul carro del vincitore.

Con il voto del marzo 2013, l’Alleanza del Giubileo, di cui fanno parte l’Alleanza nazionale di Uhuru Kenyatta e il Partito di unità repubblicana del suo vice William Ruto, ha avuto la maggioranza in senato e nell’assemblea nazionale. Ma non le è bastato. Ha cercato l’appoggio anche di parlamentari indipendenti e dell’opposizione, così da raggiungere la maggioranza dei due terzi che consente di esercitare pienamente la tirannia dei numeri, come sostenuto dal politologo Mutahi Ngunyi, senza trovare ostacoli. L’opposizione, del resto, è spaccata e priva di una visione strategica: parliamo della Coalizione per le riforme e la democrazia (Cord), che ha sostenuto alle presidenziali il candidato sconfitto Raila Odinga.

Dunque il nuovo governo e il nuovo parlamento rischiano di piegarsi del tutto alle logiche della coalizione di governo, cioè dei partiti di Kenyatta e Ruto. Il presidente ha già dimostrato di essere sempre pronto a firmare leggi, approvate dal parlamento ma contestate dalla pubblica opinione, purché accontentino i parlamentari della sua coalizione. Manca in Kenya una cultura di approccio bipartisan a questioni di importanza nazionale. Nel frattempo, come da tradizione, si parla già delle elezioni generali del 2017: è campagna elettorale permanente. (…)

 

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