Il cielo sopra i Grandi Laghi
Danilo Giannese

Consiglio. Dovesse capitarvi, un giorno, di percorrere le strade del Nord Kivu, provincia orientale dell’Rd Congo, abbiate la premura, prima di mettervi in viaggio, di non dare appuntamento alla persona che vi aspetta a destinazione. Molto facilmente, potrebbe accadervi di arrivare in ritardo. Anche di molte…ore. Anche se sarete a bordo di una potente Land Cruiser.

Succederà spesso, dalle righe di questo blog, di leggere di Congo e della sua gente sempre sorridente, della guerra senza fine e dei ribelli che si nascondono nelle sue foreste.

Ma non si potrà raccontare a pieno questo enorme Paese, grande quanto l’Europa occidentale, se non si farà almeno un accenno alle sue strade. O almeno a quelle dell’est. Ne sono infatti parte imprescindibile del contesto.

Domenica mattina. Ho lasciato Masisi, località del Nord Kivu un tempo nota come la Svizzera d’Africa per la bellezza dei suoi pascoli e la robustezza delle sue montagne sempre verdi, alle 8.30 in punto. Destinazione Goma, il capoluogo della provincia. Chilometri da percorrere circa ottanta.

Mediamente, per percorrere questo tratto di strada ci vogliono tre ore e mezza. La via è scoscesa, tortuosa, dura e, durante la stagione delle piogge, che qui dura praticamente tutto l’anno, molto fangosa. Eppure, si tratta di un percorso meraviglioso: distese di alberi di banane, foresta fitta e il lento intercedere delle donne africane con i bambini sul dorso accompagneranno piacevolmente il sobbalzare continuo del vostro corpo e dei vostri stomaci chiusi nell’abitacolo della macchina.

Secondo i miei calcoli premurosi, sarei dovuto essere a Goma intorno a mezzogiorno.

“Prenota pure un tavolo per due al solito ristorante sul lago. Sarò lì per l’ora di pranzo”, avevo detto caparbio al mio direttore che mi aspettava a Goma.

Il lago è il lago Kivu, uno dei tanti grandi laghi di cui è cosparsa questa parte d’Africa. E il ristorante quello dove ti va di rilassarti dopo tanti giorni passati sul terreno, sempre “on the road” sulla Land Cruiser.

Avevo fatto un grosso errore: programmare. Un verbo che nel Congo orientale ti insegnano subito a lasciare in Europa. E ne avevo fatto ancora un altro: sottovalutare gli imprevisti. Che da queste parti sono normale amministrazione.

Sono arrivato a Goma dopo nove ore e mezza. Quasi in tempo per la cena. Nel mezzo, quasi cinque ore sotto il sole a causa di una macchina ingolfata che bloccava irrimediabilmente il passaggio sulla strada stretta.

Eravamo nei pressi di un villaggio e il fiume, caricato dalla potente pioggia della notte precedente, era straripato trasformando in fango melmoso la terra di cui è fatta la strada dove passano auto, motorini, persone e convogli umanitari per fornire assistenza a migliaia di sfollati di guerra. E il fango, da queste parti, è il nemico numero uno dei pneumatici delle macchine. Anche delle potenti Land Cruiser.

Come accade spesso in Africa, un incidente di percorso diventa un fenomeno sociale. E ad aiutare il malcapitato autista ci pensa il villaggio intero. Chi con la pala e il sudore a tirar via il fango dalle ruote, chi col proprio camion per trainare con un cavo di ferro la macchina ingolfata. Chi, invece, semplicemente assistendo agli eventi, cantando, commentando e litigando sulla migliore soluzione possibile per liberare la strada dell’impasse.
Ad ogni modo, tutti quanti esultando al momento della riuscita. E poco importa se ci son volute cinque ore.

Nel video, alcuni momenti salienti di questa domenica mattina.

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