In Tanzania, paese che andrà alle urne il 29 ottobre, si è registrata una settimana devastante di stragi stradali, con 17 vittime e decine di feriti in diverse regioni e con tre incidenti mortali distinti tra il 14 e il 16 settembre.
Nel più recente, anche quattro religiose della congregazione delle suore Carmelitane Missionarie di Santa Teresa del Bambino Gesù hanno perso la vita, insieme all’autista, nei pressi di Mwanza.
Si tratta di suor Lilian Gladson Kapongo, superiora generale della Congregazione, 55 anni, originaria della Tanzania; suor Maria Nerina De Simone, 63 anni, consigliera e segretaria generale; suor Damaris Matheka, 51 anni, consigliera della provincia religiosa per l’Africa orientale, e suor Stellamaris Muthini, 48 anni, entrambe kenyane.
L’incidente che ha coinvolto le religiose è coinciso con le esequie, presso la Chiesa evangelica luterana in Tanzania (ELCT), di cinque membri di un’unica famiglia deceduti la domenica precedente mentre viaggiavano da Tanga a Dar es Salaam.
I due tragici eventi erano stati a loro volta preceduti da un terzo scontro devastante tra due veicoli l’11 settembre, quando sette persone che stavano tornando a casa dal festival del Simba Day a Dar es Salaam sono rimaste uccise quando il loro veicolo si è schiantato contro un camion fermo in un villaggio nel distretto di Rorya.
Secondo i dati ufficiali del governo, nel 2023 sono state oltre 1.300 le vittime della strada. Di recente, tuttavia, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha stimato che il numero effettivo potrebbe arrivare fino a 10mila all’anno. Una discrepanza che evidenzia la difficoltà di comprendere con precisione la reale portata del problema.
Le statistiche in effetti dipingono un quadro fosco, con il 97% dei 1.735 incidenti registrati nel 2024 causati da errori umani, con 1.715 morti e 2.719 feriti.
La presidente Samia ha ripetutamente chiesto strategie più efficaci per prevenire gli incidenti causati da negligenza, sottolineando l’urgenza della situazione. In risposta al problema nell’agosto 2024, il vicepresidente Philip Mpango aveva presentato un nuovo piano triennale per la sicurezza stradale, ma con scarso miglioramento della situazione.
Fenomeno grave nell’intero continente
In base ai dati dell’OMS, l’Africa è oggi l’epicentro dei decessi e dei ferimenti causati da incidenti stradali, cosa che, tra l’altro, mette a dura prova le infrastrutture sanitarie pubbliche.
Nonostante rappresenti soltanto il 15% della popolazione mondiale e il 2% dei veicoli in circolazione, il continente ha registrato un quinto di tutti i decessi per incidenti stradali nel mondo, si legge in un rapporto del 2023 dell’OMS sulla sicurezza stradale.
Ogni anno si registrano in Africa, secondo dati ufficiali che non sono certo esaustivi, oltre 250mila vittime di incidenti stradali, e centinaia di migliaia di persone che rimangono invalide o menomate. Una media di 650 morti al giorno, secondo l’Africa status report on road safety 2025.
Molteplici sono le cause di questo tragico flagello: il mancato rispetto dei codici della strada, strade piene di buche o voragini, eccesso di velocità e guida in stato di ebbrezza, oltre alla scarsa educazione alla sicurezza rivolta agli utenti della strada.
Sempre secondo l’OMS, vittime degli incidenti sono soprattutto persone di età compresa tra 15 e 64 anni, mentre anche gli utenti vulnerabili, tra cui pedoni, persone con disabilità, bambini, ciclisti e motociclisti muoiono per incidenti.
L’organizzazione ammonisce che affinché l’Africa riduca l’impatto degli incidenti stradali, i paesi dovrebbero rinnovare le infrastrutture di trasporto e promuovere l’educazione alla sicurezza rivolta ad automobilisti, motociclisti, pedoni e ciclisti.