Darfur / Sudan
Duecento fra donne e bambine stuprate nella notte di venerdì 31 ottobre nel villaggio di Tabit, nel Nord Darfur. Gli autori dell'orrendo crimine sarebbero i militari dell'esercito governativo. La parte più scioccante dell'episodio è che tutto sarebbe frutto di un "errore".

Circa 200 tra donne e bambine sarebbero state violentate nella notte di venerdì 31 ottobre nel villaggio di Tabit, vicino a El Fashir, nel Nord Darfur. I violentatori sarebbero militari di un’unità dell’esercito governativo di stanza a pochi chilometri dal villaggio.
L’orrendo crimine è stato riportato dal sito di Radio Dabanga, una radio indipendente specializzata in informazioni da e sul Darfur, dove ha una fitta rete di contatti e corrispondenti, molto ascoltata in Sudan e sostenuta da Free Press Unlimited, un’organizzazione olandese che lavora per un’informazione libera e di qualità in 40 paesi.
La miccia dello stupro di massa, dicono i testimoni, sarebbe stata la scomparsa di un militare della guarnigione dell’esercito governativo. Venerdì mattina il comandante sarebbe andato al villaggio, secondo lui colpevole di averlo rapito, e avrebbe dato poche ore per liberarlo. La sera, non avendo avuto ancora notizie del suo uomo, la guarnigione avrebbe circondato il villaggio, avrebbe diviso gli uomini dalle donne e dalle bambine e avrebbe cominciato l’azione punitiva, umiliando e picchiando gli uomini e stuprando circa 200 tra donne e ragazze. I militari avrebbero lasciato il villaggio alle 4 del mattino seguente. Avrebbero anche impedito che i feriti venissero trasferiti all’ospedale di El Fashir.
Lunedì, continua Radio Dabanga informata da un leader comunitario, il comandante, accompagnato da un altro graduato e da due macchine dotate di armamenti pesanti (le “tecniche” diventate famose nella guerra somala sono usate anche in Darfur) sarebbe tornato al villaggio ammettendo di aver fatto un errore, perché il militare era stato ritrovato a Tawila, un’altra località nella zona.
Il villaggio avrebbe rifiutato le scuse, chiedendo invece una commissione d’inchiesta indipendente e l’intervento delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani e dell’Unamid, la missione di pace in Darfur,  per accertare le responsabilità e deferire i colpevoli alla corte penale internazionale. L’articolo chiude dicendo che nessuna autorità governativa né personale dell’Unamid aveva fino ad allora visitato il villaggio. Intanto la popolazione sta lasciando il villaggio, in parte per rifugiarsi nei campi profughi in parte nella boscaglia circostante.
L’episodio è il più scioccante di una catena di fatti simili riportati tutti i giorni dal sito.
Nei giorni scorsi sono stati anche resi pubblici i risultati di un’inchiesta, voluta dal segretario generale dell’Onu stesso, sull’operato dell’Unamid, accusata da alcuni ex funzionari di aver coperto le responsabilità di militari sudanesi e milizie paragovernative in diversi episodi di gravi violazioni dei diritti umani di civili e di membri della missione stessa. L’inchiesta ha confermato la linea fin troppo prudente, ed elusiva, di affrontare e riportare episodi anche gravissimi. Ban Ki Moon ha rilasciato un pesante comunicato in cui si dice disturbato, in particolare, dal fatto che la missione di pace, in almeno cinque casi, non ha riportato fedelmente gli avvenimenti neanche ai suoi stessi uffici, minimizzando le responsabilità dei perpetratori. 

Nella foto sopra, donne nell villaggio di Tabit. (fonte: Juan-Carlos Tomasi)