Sud Sudan / Conflitti

Secondo un rapporto della Commissione dell’Onu per i diritti umani in Sud Sudan, reso pubblico venerdì scorso, sono state identificate almeno 40 persone responsabili di crimini di guerra e atrocità nel conflitto che insanguina il paese dal dicembre del 2013.

Il rapporto è frutto di un lavoro investigativo basato su centinaia di interviste a testimoni oculari e sull’esame di 60.000 documenti e numerose foto satellitari. L’identità degli accusati non è stata resa nota. Il rapporto dice però che si tratta, tra gli altri, di 8 tenenti generali, 17 generali maggiori, 8 generali di brigata, 5 colonnelli e 3 governatori. Tutti si sarebbero macchiati di stupri e altre efferatezze, massacri di civili, reclutamento di minori, testimoni di atrocità perpetrate nei confronti di propri familiari e poi costretti ad uccidere civili.

La presidente della Commissione, Yasmin Sooka, ha dichiarato che il rapporto potrebbe essere la base di lavoro del tribunale ibrido – formato da giudici sud sudanesi e nominati dall’Unione africana – previsto dagli accordi di pace del 2015, finora disattesi anche su questo importante provvedimento. Ha poi ricordato che, secondo l’accordo, gli accusati non potranno ricoprire cariche pubbliche, e questo potrebbe contribuire a mettere fine alla devastazione del paese, perpetrata dai suoi stessi leader. Uno dei commissari, Andrew Clapham, ha aggiunto che “c’è un chiaro schema di persecuzione etnica, in gran maggioranza commessa dalle forze governative, che dovrebbe essere perseguita come crimine contro l’umanità”. (Radio Tamazuj)