Sud Sudan

Inizia oggi a Juba, davanti ad un tribunale militare, il processo ai militari accusati di aver violentato almeno 5 operatrici umanitarie straniere e di aver ucciso a sangue freddo un giornalista locale di etnia Nuer.

I crimini sono avvenuti lo scorso 11 luglio, alla fine dei violenti combattimenti con cui erano state scacciate dalla città le forze del vicepresidente Riek Machar, che vi si trovavano in forza dell’accordo di pace firmato nell’agosto del 2015. Le violenze, durate molte ore, sono state perpetrate da un numeroso gruppo di militari dell’esercito governativo nel Terrain Hotel, un resort alla periferia della città dove alloggiavano operatori umanitari stranieri. In quei giorni a Juba gli stranieri, e in particolare i cittadini americani, erano diventati un target per i soldati governativi.

Il pubblico ministero, il colonnello dell’esercito Abubaker Mohammed, ha dichiarato che sono accusati di stupro, assassinio e razzia, una ventina di soldati governativi, tra cui ufficiali di grado superiore.

La guerra civile in Sud Sudan è stata caratterizzata da crimini efferati contro la popolazione civile, condotti nella totale impunità sia dalle forze governative che da quelle dell’opposizione.

Il processo è un test di grande importanza per giudicare della volontà effettiva del governo di cambiare registro, nella direzione di una pacificazione effettiva del paese e in supporto ad un dialogo nazionale iniziato tra le polemiche e duri combattimenti sui campi di battaglia. (Reuters)