Sud Sudan / Climate Change

Dopo settimane di allarme lanciato dalle organizzazioni locali, nei giorni scorsi anche l’UNHCR, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati ha diffuso un appello per le gravi condizioni in cui si trovano almeno 200mila persone nella contea di Maban, ai confini con il Sudan, che da settimane devono far fronte a estese e prolungate alluvioni.

La zona, dall’inizio del 2012, ospita almeno 150mila profughi, fuggiti dal conflitto nello stato sudanese del Nilo Blu, scoppiato nel settembre del 2011 tra l’esercito di Khartoum e il movimento di opposizione armata SPLM-N. Gravemente colpiti anche i circa 50mila abitanti. Oltre alle piogge battenti delle ultime settimane, nell’area confluiscono anche le piene provocate dalle piogge in Etiopia, sempre più intense e irregolari.

Portare i soccorsi alla popolazione, che ne ha un disperato bisogno, è diventato estremamente difficile perché le vie di comunicazione sono interrotte e la gente si è messa in salvo fuori dai campi e dai villaggi, nelle zone leggermente più elevate, in un’area che comunque è prevalentemente pianeggiante. Allagata anche la pista (nella foto) attraverso cui gli aerei dell’Onu garantivano il rifornimento dei beni di prima necessità e i collegamenti con Juba, la capitale sud sudanese.

L’UNHCR nel suo comunicato dice che sono stati distrutti o sono inaccessibili anche i presidi sanitari e prevede la probabile diffusione di malattie come il colera e l’aumento dei casi di malaria. Nel frattempo sta cercando di distribuire 5mila tende che potranno riparare circa 25mila persone.

Situazione estremamente difficile anche nelle zone di conflitto del Nilo Blu, dove vivono altre decine di migliaia di persone, per ora tagliate fuori dalle operazioni umanitarie. (Sudan Tribune)