Sud Sudan

Ieri mattina un gruppo di giovani armati, di etnia Murle, provenienti dallo stato di Boma, ha attaccato Duk Payuel, una cittadina abitata dall’etnia rivale dei Dinka. Entrambe le località si trovano in quello che era lo stato di Jonglei, prima della suddivisione del paese in una trentina di stati, disegnati essenzialmente su base etnica, voluta dal governo sud sudanese. Nell’attacco, che aveva l’obiettivo di razziare il bestiame dei Dinka, sono rimaste uccise 40 persone – 17 uomini, 22 donne e un neonato – e molte altre sono rimaste ferite. Ma sarebbero decine i dispersi; almeno 60 donne e bambini potrebbero essere stati rapiti dai giovani Murle, come avviene solitamente in questo genere di razzie.

Tra le vittime anche diversi operatori umanitari operanti nella zona, ha puntualizzato David Shearer, capo della missione di pace (Unmiss) nel paese. Ha aggiunto che, dall’inizio della guerra civile, sono 92 gli operatori umanitari uccisi mentre portavano soccorso alla popolazione; 25 sono le vittime solo quest’anno.  

Il Centro per la pace e la giustizia (CPJ) un’organizzazione sud sudanese che promuove attività di advocacy per la riconciliazione, ha condannato duramente l’aggressione, che potrebbe portare ad azioni di rappresaglia riaccendendo un ulteriore focolaio di conflitto nel martoriato paese.

Murle e Dinka si confrontano tradizionalmente nell’area. Il conflitto tradizionale è diventato una vera e propria ribellione dei Murle, guidati dal loro leader, David Yau Yau, ancor prima che scoppiasse la guerra civile che ha devastato, e continua a devastare, il paese. Accordi del governo di Juba con Yau Yau, prima nominato governatore di una regione semiautonoma denominata Grande Pibor, e poi associato al governo in un ruolo di non grande rilievo, si sono ben presto rivelati molto fragili.

Il CPJ, nel suo comunicato, chiede ai Murle di restituire il bestiame razziato e di rimandare alle proprie famiglie le donne e i bambini rapiti.  Afferma inoltre che le responsabilità della continua instabilità nella zona e del montare del conflitto tra le due comunità sono del governo di Juba che non è stato capace di trovare una soluzione alle rivalità profondamente radicate tra i due gruppi etnici. (Sudan Tribune)

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