Sud Sudan / Pena di morte

In un nuovo rapporto sulle violazioni dei diritti umani in Sud Sudan, Amnesty International denuncia il crescente uso della condanna alla pena di morte, comminata anche contro minori.

Nel rapporto, intitolato ‘I told the judge I was 15’: The use of the death penalty in South Sudan’ (Ho detto al giudice che avevo 15 anni: l’uso della pena di morte in Sud Sudan), si trovano dati preoccupanti. Dal giorno dell’indipendenza, almeno 140 persone sono state condannate a morte e almeno 32 condanne sono state eseguite.

Nel 2018 ci sono state 7 esecuzioni, una delle quali ha riguardato un ragazzo minorenne al tempo della condanna; si tratta del numero annuale più alto dall’indipendenza, il 9 luglio 2011. Sono state 2 le esecuzioni di condannati minorenni nel 2017.

Attualmente 135 condannati a morte sarebbero stati spostati recentemente in due carceri, quelli di Wau e di Juba, in cui si eseguono le condanne. Almeno altre 342 persone sono sotto la minaccia della pena di morte, tra di loro un ragazzino di 16 anni (che descrive come un incidente il crimine per cui aspetta che la sentenza di morte venga confermata) e una donna in allattamento.

L’uso della pena di morte per i minori al momento del crimine è strettamente proibito dalla legislazione internazionale sui diritti umani e dalla Costituzione del Sud Sudan, in vigore dal 2011.

Il portavoce del presidente, Ateny Wek Ateny, ha dichiarato che quando detto nel rapporto è falso. Secondo quanto da lui affermato, il presidente non ha firmato nessuna sentenza di morte e nessuna condanna è stata eseguita dal giorno dell’indipendenza. (Amnesty International / Radio Tamazuj)