Sud Sudan / ONU

Il 13 luglio scorso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione, redatta dagli Stati Uniti, che impone un embargo sulle armi in Sud Sudan fino a maggio 2019.

La risoluzione – approvata con nove voti favorevoli e sei astenuti, tra cui Etiopia, Russia e Cina – include anche il divieto di viaggio e il blocco dei beni posseduti dai militari sud sudanesi Malek Reuben Riak e Paul Malong Awan, entrambi accusati di foraggiare il conflitto in corso da quasi cinque anni nel paese. Altre sanzioni erano state imposte a maggio su due ministri del governo di Juba.

«Tutti gli stati, specialmente i vicini del Sud Sudan, devono ora applicare rigorosamente l’embargo e fare la loro parte nel fermare le armi. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu deve inoltre imparare dagli errori del passato e applicare meccanismi solidi per imporre e controllare l’assoluto rispetto dell’embargo», ha dichiarato Seif Magango, vice direttore di Amnesty International per l’Africa orientale, il Corno d’Africa e la regione dei Grandi Laghi.

L’ambasciatore sud sudanese all’Onu, Akuei Bona Malwal, ha invece definito la risoluzione “uno schiaffo in faccia” agli stati membri dell’IGAD (Autorità intergovernativa per lo sviluppo, blocco commerciale di otto paesi della regione) e all’Unione Africana che stanno cercando di mediare un accordo di pace.

L’IGAD ha condotto colloqui di alto livello per rivitalizzare l’accordo di pace del 2015, violato un anno dopo. Ma il governo sud-sudanese e i gruppi armati all’opposizione rimangono in disaccordo.

Il giorno prima del voto il parlamento del Sud Sudan ha approvato un emendamento alla Costituzione che estende il mandato del presidente Salva Kiir e della legislatura per altri tre anni. (Voice of America / Agenpress)