Sud Sudan / Petrolio

Gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni commerciali a 15 entità petrolifere sud sudanesi, parzialmente possedute o gestite dal governo di Juba, per il quale sono ritenute una “fonte di entrate sostanziali”.

La portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert, ha fatto sapere ieri che chiunque voglia esportare o trasferire articoli di origine statunitense a queste 15 entità – che includono individui, società e organizzazioni private o governative, tra cui tra cui i ministeri delle Miniere e del Petrolio – dovrà prima ottenere una licenza dal governo degli Stati Uniti.

“Purtroppo – ha detto Nauert – il governo sud sudanese ed altri attori ufficiali corrotti, preferiscono utilizzare tali entrate per l’acquisto di armi e finanziare le milizie irregolari che minano la pace, la sicurezza e la stabilità del paese, piuttosto che sostenere le esigenze di benessere e fronteggiare l’attuale emergenza alimentare della popolazione”, devastata da oltre quattro anni di guerra civile.

L’utilizzo dei proventi petroliferi per finanziare il conflitto è stato più volte denunciato da una serie di rapporti, l’ultimo dei quali pubblicato di recente da The Sentry – iniziativa dell’organizzazione americana per la prevenzione dei genocidi Enough Project. Il vice direttore della policy, Brian Adeba, sostiene che il settore petrolifero sia “il centro di ciò che realmente alimenta la guerra in Sud Sudan” e si dice speranzoso che anche l’Europa segua gli Stati Uniti, imponendo analoghe restrizioni alle entità petrolifere del Sud Sudan. (Voice of America)