Sud Sudan

Secondo notizie riportate da fonti locali, negli ultimi giorni ci sarebbero stati ripetuti scontri tra l’esercito governativo e forze ribelli, talvolta non meglio identificate (dopo la scissione nell’Splm-Io ci sono state dichiarazioni contrarie all’accordo di pace di comandanti militari di peso, come Peter Gadet, che non rispondono più agli ordini di Machar), sia nello stato del Nilo Superiore, e in particolare attorno alla capitale, Malakal, che nelle contee meridionali dello stato di Unità.

I due contendenti si palleggiano le responsabilità e si accusano vicendevolmente di aver violato il cessate il fuoco. Si registra anche una dichiarazione del presidente Salva Kiir, davanti al consiglio degli anziani denka, in cui chiede ai suoi comandanti di rispettare il cessate il fuoco, promettendo pene severe in caso di violazioni spacciate come azioni nazionalistiche nel contesto delle riserve del presidente agli accordi di pace firmati. Speriamo. In un paese in cui l’impunità di chi fa riferimento alla leadership è la regola, sarebbe un bel segnale di cambiamento.

Particolarmente significativo del clima ancora ben poco favorevole alla composizione pacifica del conflitto è la notizia di bombardamenti con aerei da guerra, affittati dall’esercito ugandese, su posizioni ribelli proprio nelle vicinanze di Malakal. Secondo quanto riportato dal Sudan Tribune, sia un alto ufficiale dell’esercito sia un ministro del governo nazionale, di cui vengono virgolettate le dichiarazioni, non solo avrebbero ammesso gli episodi, ma li avrebbero difesi come un modo per garantire sicurezza agli aerei che devono utilizzare l’aeroporto della città.

Intanto il comitato di controllo del cessate il fuoco, previsto dall’accordo di pace, non è ancora entrato in funzione. Dovrebbe assumerne le funzioni il gruppo di monitoraggio degli accordi precedenti, mai rispettati, che già si trova nel paese. Per ora, però non gli sono state date le risorse necessarie per ampliare il proprio raggio d’azione. La situazione è tanto preoccupante che il capo di stato maggiore dell’esercito governativo, generale Paul Malong, avrebbe invitato l’Onu e gli Stati Uniti a coprire il buco nel controllo degli accordi appena entrati in vigore. Le sue dichiarazioni sono contenute in un comunicato letto dal portavoce dell’esercito, colonnello Philip Aguer,  sabato scorso a Juba. (Sudan Tribune / Radio Tamazuj)