Sud Sudan: il saccheggio delle élite politiche affama la nazione
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Lo spiega l’ultimo rapporto della Commissione ONU per i diritti umani nel paese
Sud Sudan: come il saccheggio delle élite politiche affama la nazione
Il report è l'ennesima denuncia della sconvolgente portata dei livelli di corruzione istituzionalizzata e di predazione delle risorse del paese da parte di influenti uomini politici di governo, a scapito di una popolazione sempre più povera, affamata e disperata
17 Settembre 2025
Articolo di Redazione
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salva kiir
Il presidente sudsudanese Salva Kiir

“Saccheggio di una nazione: come la corruzione dilagante ha scatenato una crisi dei diritti umani in Sud Sudan” (Plundering a Nation: How Rampant Corruption Unleashed a Human Rights Crisis in South Sudan). È l’inequivocabile titolo del rapporto presentato ieri a Nairobi, in Kenya, dalla Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani in Sud Sudan, frutto di due anni di indagini e analisi indipendenti.

Il report denuncia con dati e numeri la sconvolgente portata dei livelli di corruzione istituzionalizzata e di predazione delle risorse del paese da parte delle élite politico-militari al potere dall’indipendenza, ottenuta nel 2011 dopo una sanguinosa guerra di secessione dal Sudan.

Cleptocrazia rampante

Vi si documenta come gran parte dei proventi petroliferi – che rappresentano circa l’85% delle entrate statali – e non petroliferi, siano dirottati, attraverso intricati schemi, fuori bilancio, grazie a contratti con aziende legate a influenti uomini politici, mentre milioni di sudsudanesi vivono in condizioni di povertà e privati dei servizi di base.

Niente di sorprendente, in realtà. Il documento certifica e aggiorna quanto già più volte denunciato negli anni passati da inchieste di autorevoli think thank come lo statunitense The Sentry, dal Fondo monetario internazionale e dalla stessa Commissione dell’ONU.

«La corruzione non è un fattore secondario, è il motore del declino del Sud Sudan», ha dichiarato la presidente della Commissione Yasmin Sooka. «Sta causando fame, sistemi sanitari al collasso e morti evitabili, oltre ad alimentare un conflitto armato mortale per le risorse. La sofferenza dei civili sudsudanesi è una conseguenza diretta del saccheggio sfacciato delle entrate pubbliche fin dall’indipendenza».

I numeri del rapporto

L’analisi dei dati ufficiali mostra che i soli proventi della vendita di petrolio hanno superato i 25,2 miliardi di dollari dal 2011. Ma mostra anche come le pratiche di spesa di bilancio favoriscano sfacciatamente le élite politiche, a cominciare dal presidente Salva Kiir e dal suo entourage.

Tra luglio 2020 e giugno 2024, il ministero degli Affari Presidenziali ha incassato 557 milioni di dollari, il 584% in più rispetto alla sua dotazione.

Al contrario, nello stesso arco di tempo, il ministero della Salute ha ricevuto 29 milioni di dollari, pari a solo il 19% della sua dotazione. Lo studio riporta anche che lo stanziamento di bilancio annuale per l’unità medica del presidente ha superato la spesa sanitaria dell’intero paese.

Ministeri chiave sottofinanziati

A fronte di questo, il ministero dell’Agricoltura e della Sicurezza Alimentare ha ricevuto solo il 7% (11 milioni di dollari) e il ministero delle Pari Opportunità e del Welfare Sociale solo 3,7 milioni di dollari.

E poi c’è il nepotismo, altrettanto sfacciato, con la figlia di Salva Kiir e la moglie del vicepresidente Benjamin Bol Mel recentemente nominate a posizioni di alto livello nel governo, rispettivamente: Inviata presidenziale senior per i Programmi Speciali (posizione ricoperta dallo stesso Bol Mel prima della sua nomina a vicepresidente del paese) e Consigliera generale presso il ministero della Giustizia e degli Affari Costituzionali.

Proprio gli oscuri affari del vicepresidente – di recente promosso da Kiir al grado di generale ai vertici dei servizi di intelligence e già sanzionato per corruzione dagli Stati Uniti nel 2017 – vengono evidenziati in un capitolo del rapporto.  

Bol Mel e il programma “Oil for road”

Il focus è sul programma “Oil for Roads” (Petrolio per strade), presentato come l’investimento strutturale simbolo del paese. Il programma ha convogliato circa 2,2 miliardi di dollari fuori bilancio in reti clientelari riconducibili alla presidenza.

Uno schema complesso che coinvolge alcune aziende di proprietà o associate a Bol Mel incaricate, senza procedura di appalto pubblico, a partire dal 2020, delle opere di realizzo delle strade. Opere che per la maggior parte restano incompiute e per le quali il vicepresidente avrebbe incassato 1,7 miliardi di dollari.

Riguardo ai costi delle infrastrutture realizzate la Commissione scrive: “Il denaro erogato è più di tre volte superiore a quanto sarebbe dovuto, è quasi cinque volte il valore della strada asfaltata e percorribile (non conforme agli standard di settore) e 12 volte il valore della strada completata secondo gli standard di settore”.

“La maggior parte di questa enorme somma non è stata destinata alla costruzione di strade” precisa ancora.

“Esistono diversi indicatori chiave che i fondi del programma ‘Oil for Roads’ sono stati utilizzati per dirottare ingenti entrate verso un fondo fuori bilancio utilizzato dall’SPLM (il partito al potere, di cui Bol Mel è primo vicepresidente, ndr) e dalla presidenza”.

In un altro corposo paragrafo gli esperti dell’ONU descrivono invece come i servizi elettronici per la riscossione di entrate non petrolifere implementati tramite la Crawford Capital Ltd, società privata “con forte appartenenza politica”, hanno “facilitato la corruzione organizzata e la predazione, con conseguente ulteriore deviazione delle entrate”.

Un paese allo stremo

Questo mentre, si legge ancora nel report, “la Commissione anticorruzione, i revisori dei conti e la magistratura sono tutti gravemente carenti di risorse”. Una crisi che riguarda anche i sistemi dell’istruzione e della sanità, con la maggior parte dei dipendenti pubblici che è sottopagata o non retribuita.

Il prodotto interno lordo pro-capite medio del Sud Sudan è oggi un quarto di quello che era al momento dell’indipendenza nel 2011. Il paese si colloca in fondo sia all’Indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite che all’Indice di percezione della corruzione di Transparency International.

Raccomandazioni al vento

Il report della Commissione si conclude con ben 54 raccomandazioni al governo di Juba, nelle quali si sollecita la messa in atto di misure per porre fine alla corruzione e rafforzare la responsabilità, dando priorità ai bisogni fondamentali dei cittadini, nel bilancio e nella spesa nazionale.

Raccomandazioni destinate a rimanere sulla carta, visto il rapporto è stato prontamente respinto dal governo.

In risposta, il ministro della Giustizia, Joseph Geng, ha affermato che il report si basa su cifre che non corrispondono ai dati forniti dal governo e ha attribuito i problemi economici del Sud Sudan al conflitto, alla crisi climatica e al calo dell’export petrolifero dovuto al conflitto nel vicino Sudan. Tutte variabili, peraltro, ampiamente prese in considerazione nel rapporto. (MT)

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