Sud Sudan

Il comitato internazionale della Croce Rossa (Icrc) ha dichiarato ieri di essere sto costretto a chiudere il suo presidio sanitario a Kodok nella regione dell ‘Upper Nile, a causa dei continui combattimenti nella zona e dei pericoli per i suoi operatori.

L’Icrc aveva già ritirato gli operatori sanitari stranieri, compresi quelli impegnati in operazioni di chirurgia d’urgenza, il 5 luglio, dopo che il centro era stato attaccato. Da allora era stato possibile fornire solo cure di base e di routine, per cui erano sufficienti le competenze degli operatori locali. Ora, dopo altri attacchi che hanno fatto due morti vicino al centro e costretto anche lo staff locale a cercare rifugio al di fuori della struttura, l’Icrc ha deciso di sospendere le attività fino a quando le condizioni di sicurezza non permetteranno di riprendere il lavoro.

Così una vasta area in cui si verificano da tempo duri combattimenti rimane senza nessuna assistenza sanitaria. Nel comunicato, Icrc afferma che almeno 11 pazienti sono morti per assenza di cure. Dalla sua chiusura, almeno 40 pazienti, soprattutto feriti in battaglia, sono stati portati al presidio sanitario, dove non hanno trovato assistenza. Stima inoltre che almeno 70 pazienti al giorno di media si sono rivolti al centro da quando è stato aperto.

L’attacco alle strutture sanitarie da parte di entrambi le parti belligeranti è stata una costante del conflitto in Sud Sudan, fin dai primi giorni della crisi. Gli ospedali di Malakal, capitale dell’Upper Nile, e Bor, capitale dello stato di Jonglei, sono stati addirittura teatro di massacri nelle prime settimane dei combattimenti. Inutile dire che l’attacco alle strutture civili, e in particolare agli ospedali, viola tutte le convenzioni internazionali che regolano i conflitti e si configura come crimine di guerra. (Sudan Tribune)

Intanto è notizia di stamane che il capo della missione Onu responsabile del rapporto che accusa l’esercito governativo di aver commesso atrocità contro i civili sarà espulso dalla regione di Unity a nord del paese. Il vice governatore dello Stato di Unity,  Mabek Lang ha dichiarato che l’espulsione di  Mary Cummins è stata  presa durante l’ultimo incontro di governo. Cummins è il capo delle missione Onu nello stato di Unity.

Il rapporto pubblicato lo scorso 30 giugno, chiama direttamente in causa l’esercito del presidente Salva Kiir accusandolo di aver  commesso “crudeltà senza precedenti”. (Misna)

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