«In questo 2025 la solennità di Natale si celebra in un contesto di dure sfide economiche, di grande violenza e uccisioni, e il nostro popolo, che lotta per arrivare a fine mese, lavora per il pane quotidiano e desidera solo la pace, continua a soffrire».
Sono le parole usate a Juba dal reverendo Justin Badi Arama, vescovo episcopale e presidente del Consiglio delle Chiese del Sud Sudan, per lanciare un appello al governo di Salva Kiir affinché ristabilisca la fiducia sociale in vista di Natale e Capodanno, rilasciando i detenuti politici, nell’ambito di uno sforzo per allentare le tensioni e rilanciare un dialogo inclusivo.
«Esortiamo i nostri leader a porre fine a ogni forma di conflitto, perché non c’è vittoria nella guerra», ha affermato, aggiungendo: «Ogni dialogo inizia con un vero perdono, e il governo del Sud Sudan dovrebbe dare l’esempio rilasciando tutti gli oppositori politici, detenuti con qualsiasi accusa politica e sottoposti a processi».
L’appello è stato lanciato, tra l’altro, dopo che il governo ha approvato vari emendamenti all’accordo di pace del 2018, modificando articoli chiave che, a suo dire, bloccavano il percorso verso le elezioni di fine 2026.
Il riferimento implicito è al rilascio del primo vicepresidente Riek Machar, ora sospeso e sotto processo, e di altri ex governanti agli arresti domiciliari a Juba, tra cui il ministro del Petrolio Puot Kang Chuol, il vice Capo di Stato Maggiore, generale Gabriel Duop Lam e l’ex capo dell’intelligence, il generale Akol Koor.
Rivolgendosi anche alla popolazione il vescovo, citando il vangelo di Luca, ha dichiarato: «Non abbiate paura. Vi porto una buona notizia che porterà grande gioia a tutto il popolo».
A nome degli altri leader ecclesiali, ha incoraggiato i sudsudanesi a non perdere la speranza nonostante le circostanze difficili, affermando che il messaggio del Natale rimane la gioia e la pace.
I vescovi hanno inoltre fatto appello ai partner regionali e internazionali affinché continuino a sostenere gli sforzi di pace, avvertendo che la frustrazione e la disperazione si diffondono nel paese.
Il Sud Sudan è condizionato anche dal conflitto civile in corso in Sudan e ha lottato contro persistenti tensioni politiche e episodi di violenza anche dopo la firma di accordi di pace che intendevano stabilizzare il paese dopo cinque anni di guerra civile ma che ancora in larga parte non sono stati implementati.