Rischio carestia in quattro stati
Il 60% della popolazione ha urgente bisogno di aiuto. La situazione è gravissima in tutta la fascia settentrionale del paese dove, nonostante il cessate-il-fuoco, i combattimenti non si sono mai fermati. Almeno quattro stati sono sull’orlo della carestia, mentre lo spazio per gli interventi umanitari è sempre più ristretto.

Mentre l’attenzione della comunità internazionale era concentra sul faticoso percorso che ha portato alla firma di un fragile accordo di pace, si sono ulteriormente aggravate le condizioni di vita della popolazione del Sud Sudan. Nelle ultime settimane diverse organizzazioni hanno diffuso rapporti preoccupanti anche per quanto riguarda l’accesso al cibo, e dunque ancora una volta per l’imminente pericolo della carestia.

Alla fine di settembre la FAO diceva che 6 milioni di persone, il 60% della popolazione del paese, aveva urgente necessità di assistenza umanitaria, il 20% in più rispetto allo scorso anno. La situazione era gravissima in tutta la fascia nord del paese, e in particolare nelle zone di Leer e Mayendit, in quello che era lo stato di Unity, in quelle di Duk, Canal/Pigi, Fangak e Pibor, nell’ex stato di Jonglei, e in quelle di Raga e Wau, nell’ex Bahr el Ghazal Occidentale. Tutte zone dove, nonostante il cessate-il-fuoco entrato in vigore nella scorsa primavera, i combattimenti non si sono mai fermati.

Dunque l’insicurezza impedisce il lavoro nei campi mentre la popolazione è continuamente costretta a muoversi, incalzata dalle diverse forze combattenti.
Per questo, nonostante la stagione delle piogge sia stata abbastanza buona in diverse zone e l’area coltivata sia leggermente più estesa dell’anno scorso, le previsioni per il raccolto sono pessime, mentre i prezzi delle derrate alimentari nei mercati, nella stragrande maggioranza importate, rimangono inaccessibili, pur essendo sceso il tasso di cambio della moneta locale rispetto al dollaro. Perciò, mentre l’anno scorso solo uno stato si era trovato ad affrontare la situazione di catastrofe alimentare, cioè di fame conclamata, quest’anno l’insicurezza alimentare è talmente grave e diffusa che almeno quattro stati si trovano fin da adesso sull’orlo della carestia.

Save the Children pone l’attenzione sulla condizione dei bambini e in un suo comunicato stampa dice che già ora, alla fine della stagione del raccolto – e dunque nel periodo di teorica maggior abbondanza di cibo – 270.000 bambini sono gravemente malnutriti, tanto che 20.000 potrebbero morire prima della fine dell’anno.

L’organizzazione internazionale sottolinea che la situazione è resa drammatica dal fatto che lo spazio per l’intervento umanitario nel paese si è gradualmente ristretto, rendendo difficile e rischioso raggiungere la popolazione. Gli attacchi contro gli operatori umanitari si sono moltiplicati, costituendo un terzo di tutti quelli verificatisi nel mondo. Il Sud Sudan è ora considerato di gran lunga il paese  più pericoloso per il lavoro umanitario.

La capacità di intervento è infine limitata dalla mancanza di fondi. L’appello per il piano di risposta umanitario coordinato dall’Agenzia Onu per gli interventi di emergenza (OCHA), ha raccolto la metà dei fondi necessari per garantire una risposta adeguata agli enormi, e sempre crescenti, bisogni della popolazione.