Sud Sudan / Armi

In un rapporto diffuso ieri, i ricercatori del Conflict Armament Research (Ricerca sugli armamenti nei conflitti – CAR) hanno dimostrato che l’Uganda ha fatto da “prestanome” per il Sud Sudan nell’acquisto di armi, violando l’embargo imposto dall’Onu lo scorso luglio e dall’Unione Europea nel 2011.

In particolare il rapporto del CAR, gruppo che ha sede a Londra, rivela che l’Uganda avrebbe inviato in Sud Sudan armi acquistate da almeno tre paesi dell’Unione Europea: Bulgaria, Romania e Slovacchia, nel 2015. Inoltre, dimostra come addirittura un jet militare americano e un aereo da ricognizione costruito in Australia, siano arrivati in Sud Sudan, nel 2015 e 2016 rispettivamente, attraverso un complesso network, formato da compagnie americane e ugandesi, e da privati cittadini ugandesi, israeliani e americani.
Secondo il rapporto, i governi degli Stati Uniti e dell’Australia non sarebbero stati a conoscenza della transazione.

Kampala avrebbe dunque violato non solo l’embargo, ma anche la norma internazionale che impone di dichiarare l’utente finale in questo tipo di accordi commerciali.  

Il portavoce del governo ugandese, Ofwono Opondo, non si è reso disponibile per chiarimenti. Il generale maggiore Lul Ruai Koang, portavoce dell’esercito sud sudanese, ha invece detto che in quel periodo il suo paese stava combattendo una ribellione e quelle armi gli erano necessarie. Ha proseguito aggiungendo che ora che è stata firmata la pace, il suo governo si ritiene legittimato a comprare armi dove gli pare.

I ricercatori del CAR hanno anche comprovato il trasporto di armi sudanesi e cinesi, dal Sudan ai gruppi dell’opposizione armata sud sudanese.

Un anno fa un rapporto di Amnesty International documentava il coinvolgimento della società di comodo S-Profit Ltd, registrata a Londra e con sede nel cuore della città, nel commercio di armi verso il Sud Sudan. (News 24)