Il parlamento del Sud Sudan ha approvato ieri un emendamento alla Costituzione che estende il mandato del presidente Salva Kiir e della legislatura per altri tre anni, fino al 12 agosto 2021. L’attuale mandato era già stato prorogato per tre anni a luglio 2015.

Il governo afferma che l’estensione è giustificata dalla necessità di evitare un vuoto costituzionale nel paese – dov’è in corso da ormai quasi cinque anni un sanguinoso conflitto civile -, aggiungendo che tale situazione incoraggerebbe l’opposizione a gettare dubbi sulla legittimità del governo nel discutere l’attuazione dell’accordo di pace del 2015.

L’estensione arriva pochi giorni dopo la firma del “Khartoum Declaration of Agreement”, un accordo preliminare di pace che prevede il reintegro dell’ex vicepresidente Riek Machar (ora leader del maggior gruppo di opposizione armata, SPLM-lO), stop ai combattimenti, disarmo e formazione di un nuovo esecutivo. Il cessate-il-fuoco è stato però violato alcuni giorni dopo e gli altri gruppi di opposizione hanno rigettato la proposta di un esecutivo guidato da Kiir e Machar.

La proroga del mandato presidenziale era stata condannata la settimana scorsa dagli Stati Uniti che la considerano un ostacolo ai colloqui di pace, ancora in corso. Identica la reazione dell’opposizione armata, che invita la comunità internazionale a non riconoscere l’estensione.

Oggi, intanto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vota una risoluzione che impone un embargo sulle armi e sanzioni nei confronti di Malek Reuben Riak Rengu, vice capo della Difesa, e Paul Malong Awan, ex capo dell’Esercito di Liberazione Popolare del Sudan. I due sono già oggetto di sanzioni imposte lo scorso settembre dagli Stati Uniti. (Al Jazeera / Sudan Tribune / The Washington Post)