Sud Sudan: formalizzate le accuse contro Riek Machar
Conflitti e Terrorismo Politica e Società Sud Sudan
Il leader dell’SPLM-IO è accusato di omicidio, tradimento e crimini contro l'umanità per il presunto sostegno alla milizia White Army nell’Upper Nile
Sud Sudan: formalizzate le accuse contro il vicepresidente Riek Machar
12 Settembre 2025
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 3 minuti
Riek Machar

A cinque mesi e mezzo dal suo arresto, il primo vicepresidente del Sud Sudan, Riek Machar, è stato formalmente accusato di omicidio, tradimento e crimini contro l’umanità per il suo presunto coinvolgimento negli attacchi contro le forze armate (Forze di difesa popolare del Sud Sudan -SSPDF) avvenuti a marzo nello stato settentrionale dell’Upper Nile.

A rendere pubbliche le accuse è stato ieri il ministro della Giustizia Joseph Geng Akech, nel corso di una conferenza stampa a Juba.

Geng ha affermato che Machar e altre 7 persone, tra cui il ministro del Petrolio Puot Kang Chuol e il vice Capo di Stato Maggiore, generale Gabriel Duop Lam, sarebbero collegati agli attacchi contro una base militare a Nasir da parte di civili nuer armati, noti come White Army, milizia legata allo schieramento di cui Machar è presidente, il Movimento/Esercito di liberazione del popolo sudanese all’opposizione (SPLM/A-IO). Attacchi che hanno causato la morte di oltre 250 soldati.

«Le prove – ha detto Geng – rivelano che il White Army ha operato sotto il comando e l’influenza di alcuni leader del SPLM/A-IO, tra cui Machar».

Il ministro – nominato quasi due settimane fa dal presidente Salva Kiir – ha aggiunto che l’indagine governativa ha portato in totale all’incriminazione di 21 persone, 13 delle quali sono al momento latitanti. Pesanti le accuse mosse nei loro confronti, tra cui omicidio, cospirazione, terrorismo, finanziamento del terrorismo, tradimento, distruzione di proprietà pubblica e risorse militari, e crimini contro l’umanità.

All’annuncio è seguita poche ore dopo un’altra comunicazione, questa volta fatta dallo stesso Kiir tramite l’emittente statale South Sudan Broadcasting Corporation (SSBC), nella quale il presidente informava d’aver sospeso Machar e Kang Chol dai rispettivi incarichi, senza fornire ulteriori dettagli.

Riek Machar è agli arresti domiciliari dal 26 marzo, accusato di essere implicato negli scontri che da metà febbraio vedono contrapposti l’SSPDF – sostenuto dall’esercito ugandese – e il White Army a Nasir e in altre località dello stato nord-orientale dell’Upper Nile e dei vicini Unity e Jonglei.

Una crescente tensione armata che ha fatto temere il riaccendersi del conflitto civile, durato cinque anni e costato la vita a circa 400mila persone, concluso nel 2018 con un fragile accordo di pace.

A scontrarsi, anche allora, furono i movimenti armati guidati da Kiir e Machar, costretti poi a una difficile condivisione del potere in seguito alla firma dell’accordo. Un’intesa che prevedeva, tra le altre cose, l’unificazione delle forze armate, la stesura di una Costituzione permanente e la preparazione delle elezioni, tutte disposizioni che restano ancora incompiute.

A complicare lo scenario politico anche la spaccatura interna al SPLM-IO, avvenuta lo scorso aprile, con una fazione, guidata dal ministro per la Costruzione della Pace Stephen Par Kuol, che ha dichiarato una leadership ad interim, promettendo cooperazione con Kiir.

Una mossa respinta dai fedelissimi di Machar guidati dal vicepresidente dell’SPLM-IO, Oyet Nathaniel.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it
Africae 2026