Sud Sudan

Il South Sudan Council of Churches ha diramato ieri un comunicato stampa in cui comunica di essere stato chiamato a facilitare il dialogo tra le diverse parti belligeranti nel terzo round di negoziati che si sta svolgendo in questi giorni in Addis Abeba. Il comunicato dice di essere stato interpellato dall’Igad per assumere un ruolo di mediazione nello scorso febbraio. Il giorno dell’apertura dei negoziati, il 17 maggio, lo speciale inviato dell’Igad per il Sud Sudan ha reso nota la decisione.

Nei giorni scorsi è stato formato un comitato che ha discusso i temi legati alla leadership del paese e dei sotto comitati che hanno approfondito i temi della sicurezza (gruppi armati, loro relazione con l’SPLA che funziona da esercito nazionale, ecc…) e della governance (l’assetto del paese, la costituzione, ecc…).

Secondo il comunicato, diramato sabato scorso, si sono fatti limitati passi avanti nella discussione. Il primo obiettivo posto è stata la tregua, almeno durante i giorni in cui si svolgono i colloqui di pace.

Domenica i leader di alcune delle parti in causa hanno rilasciato dichiarazioni che mostrano posizioni ancora lontane.

Il ministro dell’informazione sud sudanese e portavoce del governo, il falco Michael Makuei, ha dichiarato che è stato deciso di fare un governo inclusivo, ma ha proseguito dicendo che ancora non c’è accordo sul tipo di inclusività, e ritiene responsabili della cosa le forze di opposizione. Una battuta che fa pensare.

Invece Pagan Amun, ex segretario generale dell’SPLM, leader del gruppo dei politici di peso mandati in esilio all’inizio della guerra civile e conosciuti come SPLM – ex detenuti, ha detto che i risultati ottenuti sono molto limitati a causa delle inamovibili posizioni governative e ha proseguito affermando che è ormai tempo che la vecchia leadership, e in particolare il presidente Salva Kiir, il suo ex vicepresidente Riek Machar, ora capo del maggior gruppo di opposizione, e si facciano da parte. Include anche se stesso nel gruppo dei politici che devono fare un passo indietro perché troppo ingombranti per la ricerca di una soluzione politica del conflitto. (SSCC / Radio Tamazuj)