Sud Sudan / Ribelli / Accordi di pace

L’ex-vice-presidente e leader del principale gruppo armato del Sud Sudan, Riek Machar, è arrivato la notte scorsa nella capitale Juba dalla quale fuggì due anni fa, sotto una pioggia di colpi di arma da fuoco, dopo essere stato licenziato dal presidente Salva Kiir in violazione dei precedenti accordi di pace.

Machar, a capo del Movimento per la liberazione dei popoli del Sudan In opposizione (SPLM-Io), si unirà alle celebrazioni di oggi per la firma dell’accordo di pace del 12 settembre, assieme ad altri leader di tutta la regione. Ma il clima è ancora teso. «Machar guiderà una delegazione dei membri di SPLM/A-IO per la celebrazione della pace a Juba, ma il programma è interamente nelle mani del regime», ha detto il portavoce Lam Paul Gabriel.

Al termine del percorso di pacificazione appena iniziato – fragile, se si considera che scontri armati sono ancora in corso in varie zone del paese e che vi sono frange armate che non hanno firmato gli accordi – Machar dovrebbe tornare ad occupare il posto di vice, accanto al presidente Kiir, che ha esteso il suo mandato fino al 2021.

La guerra civile è iniziata nel dicembre 2013 quando Kiir accusò Machar – allora suo vice – di complottare un colpo di stato. Il conflitto, che ha diviso il paese lungo linee etniche, con l’uso reiterato di stupri di massa, il reclutamento forzato di bambini  soldato e continui attacchi ai civili, ha causato una delle più gravi crisi umanitarie del mondo.

Diversi cessate il fuoco e accordi di pace finora non sono riusciti a porre fine ai combattimenti che hanno ucciso circa 380.000 persone, sradicato un terzo della popolazione, costretto quasi due milioni e mezzo all’esilio come rifugiati e innescato periodi di carestie mortali. (Africanews)