Sud Sudan / Conflitti

Il conflitto sud sudanese è stato finanziato direttamente dal petrolio. Lo dimostra un altro rapporto di The Sentry, un’iniziativa dell’organizzazione americana per la prevenzione dei genocidi Enough Project e di Not in Our Watch (NOOW), finanziata, tra gli altri, dall’attore George Clooney.

The Sentry, che ha già pubblicato altri documenti scottanti sulla guerra civile in Sud Sudan, si propone di seguire i flussi finanziari allo scopo di smascherare i responsabili del conflitto e della sua continuazione.

Nel rapporto “Fueling Atrocities – Oil and War in South Sudan” oggetto dell’indagine sono i proventi del petrolio, l’unica fonte di valuta del paese e l’unica risorsa per la sua sopravvivenza economica. La ricerca, fatta su documenti riservati e di prima mano (nello staff di The Sentry ci sono specialisti di questo tipo di indagini, alcuni che hanno lavorato anche per le agenzie di intelligence americane) dimostra come ci sia stato un flusso costante di fondi proveniente dalla compagnia petrolifera governativa, la NilePet, a beneficio di milizie che si sono macchiate di orrendi crimini di guerra. Molti denari sono serviti anche per pagare servizi a gruppi armati da parte di compagnie di alti funzionari del regime o da loro famigliari. Nel finanziare la guerra civile, perciò, grande attenzione è sempre stata data a chi dovevano essere i destinatari ultimi dei fondi del paese.

Il rapporto è ricco di esempi tanto chiari quanto sconcertanti. In un documento che i ricercatori hanno potuto esaminare – “Security Expenses Summary from NilePet as from March 2014 to Date”, cioè la lista delle spese della NilePet dal marzo 2014 al giugno 2015 – si trovano elencate 84 transazioni, per un totale di 80 milioni di dollari di pagamenti, a politici, ufficiali dell’esercito, agenzie governative e compagnie private le cui azioni appartengono a famiglie dei diversi componenti dell’attuale leadership, compresa quella del presidente Salva Kiir.

Dalla lista si vede chiaramente che molte delle transazioni sono andate direttamente a finanziare il conflitto. Ad esempio, si trova la descrizione del pagamento di un trasporto di armi ad una compagnia aerea, di cui la moglie del presidente possiede un terzo delle azioni. In altri documenti si trova l’evidenza di un supporto diretto alla milizia paragovernativa Padang Dinka, che si è macchiata di azioni efferate nello stato del Nilo Superiore, compreso l’assalto al campo per la protezione dei civili della missione di pace a Malakal in cui ci sono state decine di vittime. La milizia dei dinka padang è stata anche accusata di molte azioni belliche nel territorio degli shilluk, il terzo gruppo etnico del paese.

Il documento dice anche che queste transazioni sono passate attraverso le banche del Kenya, una delle circostanze che ha fatto dire ai responsabili dell’Onu e dell’Unione africana che il paese, insieme all’Uganda, sostiene il conflitto sud sudanese. (The Sentry)