Sud Sudan

Ieri sera, con un decreto presidenziale diffuso attraverso la radio e la televisione governative, il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, ha comunicato il licenziamento del capo di stato maggiore dell’esercito, il potente generale Paul Malong Awan, che è stato sostituito dal suo vice per l’amministrazione, generale James Ajongo Mawut.

Il comunicato non rende note le ragioni per il cambio ai vertici dell’esercito, che è però avvenuto dopo un paio di settimane di tensione nella capitale Juba, presidiata per alcuni giorni da militari pesantemente armati. Si dice anche che, nei giorni scorsi, il presidente abbia deciso all’ultimo momento, e dopo una telefonata dei servizi di sicurezza, di non partecipare ad una riunione nel quartiere generale dell’esercito, a Bipalm, facendo tornare alla sede della presidenza l’auto che era già a metà strada.

Malong, finora ritenuto tra i maggiori sostenitori di Kiir, è considerato un falco nell’amministrazione sud sudanese. Numerosi rapporti della comunità internazionale lo pensano responsabile di aver orchestrato il massacro dei Nuer a Juba nel dicembre del 2013, scatenando così la guerra civile, e di aver sabotato in modo metodico e continuativo l’implementazione degli accordi di pace dell’agosto 2015. La sua assenza era stata notata alla cerimonia della firma, dopo che aveva fatto sapere di essere fermamente contrario all’accordo stesso. Malong è anche considerato responsabile degli scontri di Juba, nel luglio dell’anno scorso, che hanno costretto alla fuga l’allora vicepresidente Machar e hanno di fatto allargato il conflitto anche alla regione dell’Equatoria. Finora si è pensato che Malong conducesse la guerra per conto e in accordo con il presidente Kiir.

Lo scorso febbraio diversi alti gradi dell’esercito si erano dimessi, accusando Malong di condurre una guerra etnica e di non aver fatto niente per limitare i terribili abusi sui civili dell’esercito governativo. Tra questi il generale Thomas Cirillo Swaka, che ha poi organizzato un nuovo gruppo di opposizione armata, il National salvation front (Nsf). (Sudan Tribune)