Sud Sudan

L’Igad (Autorità intergovernativa per lo sviluppo), l’organizzazione regionale attorno al cui tavolo si è condotta la mediazione tra i due contendenti nella guerra civile sud sudanese, ha condannato il governo di Juba per l’offensiva su larga scala in atto nello stato di Unity e di cui si vedono avvisaglie anche negli stati di Jonglei e Upper Nile, di fatto in tutto il territorio investito dal conflitto iniziato nel dicembre del 2013.

In un duro comunicato stampa  Seyoum Mesfin, il responsabile del processo di mediazione, si è inoltre detto allarmato da “rapporti credibili di violenze contro i civili, gravi violazioni dei diritti umani e distruzioni di villaggi”. Secondo il sito di Radio Tamazuj, di solito molto ben informato, un rapporto dell’Unmiss (La missione di pace dell’Onu in Sud Sudan) elencherebbe numerosi episodi di violenza dei militari governativi nelle immediate vicinanze dei campi per la protezione dei civili, PoC, posti sotto la protezione dell’Onu a Bentiu, la capitale dello stato. L’offensiva è talmente preoccupante che le organizzazioni umanitarie e le agenzie dell’Onu hanno dovuto evacuare il proprio staff.

Il capo mediatore ha inoltre denunciato la restrizione dei movimenti delle forze della missione di pace e della commissione di monitoraggio istituita dall’Igad stesso per monitorare le violazioni del cessate il fuoco.

Infine si è detto amareggiato che la guerra sia ripresa in tutta la sua violenza nello stesso momento in cui la comunità internazionale sta lavorando alacremente per trovare un’uscita sostenibile dalla crisi che ha devastato il paese. 
Il governo di Juba nega comunque che ci sia in atto un’offensiva. (Sudan Tribune)

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