Sud Sudan / La crisi

Il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, ha nominato per decreto il comitato per il dialogo nazionale. Il comitato, formato da una quarantina di persone, sarà co-presieduto dal vescovo emerito Paride Taban e dall’ex secondo vice presidente sudanese Prof. Moses Machar Kachuol. Kiir sarà il patrono, cioè non farà parte del comitato ma faciliterà, e influenzerà, i suoi lavori.

Sono stati nominati anche quattro consiglieri, tra cui Abel Alier, Joseph Lagu, Bona Malual e Francis Mading Deng. Alier e Lago furono presidenti del semi-autonomo Sud Sudan negli anni settanta, dopo la pace di Addis Abeba che mise fine alla prima fase della guerra civile con il nord. Bona Malual, politico molto controverso, è membro dell’altrettanto controverso Jieng (dinka) Council of Elders (JCE), che informalmente consiglia il presidente sui provvedimenti governativi e in genere sulla direzione del paese. Non ci sono, invece, rappresentanti della maggior forza di opposizione, l’Splm-Io, né della maggioranza che fa riferimento a all’ex vice presidente Machar, né della fazione che fa riferimento al nuovo vicepresidente, Taban Deng Gai, nominato alla carica dallo stesso Kiir.

Nel discorso di lancio dell’iniziativa, il presidente disse che i gruppi armati, compreso l’Splm-Io, sarebbero stati rappresentati nella prima istanza del dialogo, a livello di base.

Il South Sudan Council of Churches (SSCC), riunitosi nei giorni scorsi a Nairobi, ha fatto sapere di considerarsi l’istituzione sud sudanese più qualificata per condurre un dialogo nazionale sincero ed effettivo, dal momento che è neutrale, ha una consolidata esperienza in attività di peace building, ha autorità morale ed è la più rispettata dalla gente. Ha anche aggiunto che il processo deve essere inclusivo e facilitato da un’istituzione credibile per tutti gli stakeholders. (Sudan Tribune)