Con Khartoum ancora forti tensioni per il controllo di Abyei
Un accordo che ribadisce l’impegno per la pace: lo hanno sottoscritto Juba e Khartoum, preoccupati per la situazione in Sud Sudan. Carestia, siccità, scontri clanici, petrolio, contese territoriali: il paese rischia una grave crisi umanitaria.

Non c’è niente di nuovo nel documento sottoscritto giovedì a Juba dal Congresso Nazionale (Ncp), partito del presidente sudanese Omar al Bashir, e il Movimento per la liberazione popolare del Sudan (Splm): il testo ribadisce l’impegno nel portare a compimento l’accordo di pace (Comprehensive peace agreement) che nel 2005 mise fine a una ventennale guerra civile tra nord e sud del paese.

Il precipitare della situazione sociale e l’acutizzarsi delle questioni politiche che contrappongono i due paesi hanno imposto che si facesse qualcosa per salvare almeno l’apparenza. La firma dell’ennesimo documento si deve soprattutto al lavoro dell’inviato speciale degli Stati Uniti in Sudan, Scott Gration, ed è frutto di mesi di trattative. Basterà questo per far abbassare la temperatura al confine tra Sudan e Sud Sudan?

Nei giorni scorsi ci sono stati nuovi scontri tra clan, vicino alla regione di Abyei, precisamente nella contea di Mayon. La posta in gioco è soprattutto il controllo del territorio, il cui sottosuolo è ricco di petrolio. La disputa territoriale per il controllo di Abyei si trascina da decenni, e rappresenta uno tra i principali nodi da sciogliere nei rapporti tra Sudan e Sud Sudan. Nonostante le decisioni internazionali di affidarla a Juba, Khartoum non vuole perdere la possibilità di sfruttare la regione: il suo petrolio è già destinato all’alleato cinese. Il quadro attuale è però aggravato dalla pesante carestia che ha colpito gran parte dell’Africa orientale, dal Kenya alla Somalia, anche a causa di un forte ritardo delle piogge stagionali, legato ai cambiamenti climatici.

La difficoltà di procurarsi il cibo e le limitate risorse idriche stanno spingendo i diversi clan a infrangere i confini, scatenando scontri tra gruppi diversi. Per il controllo dell’acqua da giugno sono morte oltre 2000 persone, almeno 25 mila i nuovi profughi. 1 milione e 200mila sudsudanesi dipendono degli aiuti del Pam. Una miscela esplosiva che annuncia una drammatica crisi umanitaria, come ci conferma anche Paolino Lukuduloro, arcivescovo di Juba, nell’intervista di Michela Trevisan.

Juba e Khartoum: rapporti sempre più tesi

Il Ncp, principale partito sudanese, lunedì 17 agosto ha chiesto l’apertura di un’inchiesta sulla morte di una propria deputata Miriam Biringi, uccisa tre gironi prima. In base alle prime informazioni raccolte, i suoi assassini fanno parte di una milizia legata all’esercito sudsudanese dell’SPLA. Era appena stata eletta segretario della sezione femminile dell’Ncp nello stato meridionale di Western Equatoria State.

Un episodio che alimenta il clima teso tra Khartoum e Juba, le capitali di Sudan e Sud Sudan, stato semi-indipendente dal 2005, in base alla firma degli Accordi di pace che hanno messo fine ad un ventennale conflitto civile. La tregua è rimasta soprattutto sulla carta: se i due paesi hanno formalmente smesso di attaccarsi e ufficialmente stanno collaborando per l’organizzazione delle risultati del censimento della popolazione, contestati duramente dal Sud Sudan.

Sul fronte del Darfur

Se il confine tra Sud Sudan e Sudan è sempre più incandescente, si moltiplicano i segnali di ottimismo per il ‘incriminazione del presidente sudanese Omar Hassan el Bashir da parte della Corte penale internazionale dell’Aja. I vertici del Jem, il Movimento per la Giustizia e l’uguaglianza, principale gruppo armato attivo nella regione, hanno presentato ai mediatori dell’Onu e dell’Unione africana un progetto di accordo di pace.

Khalil Ibrahim, leader del Jem, ha precisato che la proposta vuole risolvere i contrasti con il governo di Khartoum “alla radice”, per questo affronta argomenti quali i diritti dei cittadini, la ripartizione del potere e il controllo del territorio, oltre all’organizzazione delle milizie armate. La scorsa settimana Ibrahim aveva partecipato a un incontro a Tripoli, in Libia. Incontro considerato preliminare alla ripresa dei negoziati veri e propri, prevista a settembre in Qatar. Intanto si attende l’arrivo in settimana, dell’inviato speciale degli Stati Uniti per il Sudan, Scott Gration, lo stesso che recentemente si era espresso a favore della cancellazione del Sudan dalla lista dei paesi che sostengono il terrorismo.