Sud Sudan / In Vaticano

Venerdì scorso papa Francesco ha ricevuto privatamente in Vaticano una delegazione del Consiglio delle Chiese sudanesi (Sscc), un’istituzione ecumenica che rappresenta le chiese cristiane che operano nel paese. La delegazione l’ha di nuovo invitato a visitare il Sud Sudan, sempre più in difficoltà per la guerra civile, che dura da oltre 4 anni e che ha provocato il collasso economico e una delle più gravi crisi umanitarie del mondo. La visita del papa porterebbe speranza in un contesto che ormai la sta perdendo quasi del tutto, ha affermato la delegazione. Una visita già programmata di Papa Francesco con il vescovo di Canterbury, Justin Welby, era stata rimandata per questioni di sicurezza.

Monsignor Paride Taban, vescovo emerito di Torit, Equatoria Orientale, ha sottolineato il valore dell’essere presenti all’incontro come Chiese cristiane, che testimoniano insieme che in Sud Sudan «il corpo di Cristo sta sanguinando».

Mons. Taban faceva parte della delegazione di 9 persone in rappresentanza di diverse confessioni cristiane, tra cui la cattolica, l’anglicana e la presbiteriana. Erano guidati dal segretario del Sscc, rev. James Oyet Latansio, che ha poi parlato con i giornalisti. La delegazione ecumenica ha informato il pontefice su diverse iniziative intraprese congiuntamente dal Sscc, sia sul piano umanitario sia per le azioni di peace building e riconciliazione. Presente all’incontro anche John Baptist Odama, arcivescovo di Gulu, Uganda, che ha descritto la difficile situazione degli oltre due milioni di profughi, un milione dei quali nell’Uganda settentrionale, appena oltre il confine con il Sud Sudan.

La delegazione ha infine ringraziato per la giornata di preghiera e digiuno del 23 febbraio, in cui cristiani hanno pregato per la pace in Sud Sudan, nella Repubblica democratica del Congo e in Siria.

Fonte: Catholic News Agency