Juba

In un comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi, Amnesty International, Human Rights Watch e Legal Action Worldwide affermano che il processo per i gravi fatti avvenuti l’11 luglio 2016 all’hotel Terrain a Juba è bloccato per la perdita di un intero faldone di documenti.

Quel giorno, alla fine di aspri combattimenti tra le forze governative e quelle dell’opposizione nella capitale del paese, un gruppo di soldati dell’esercito governativo fece irruzione nell’hotel Terrain, dove risiedevano numerosi operatori umanitari espatriati. I militari razziarono e danneggiarono l’hotel, stuprarono almeno cinque donne e uccisero a sangue freddo un giornalista locale.

Nel processo di primo grado, iniziato il 29 maggio 2017 e concluso lo scorso anno, 10 militari furono condannati a diversi anni di carcere. Alle donne violentate e alla famiglia del giornalista assassinato venne riconosciuto un risarcimento risibile.

Le vittime, e anche i condannati, hanno impugnato la sentenza ma il processo di appello è bloccato dalla mancanza di un intero faldone di documenti processuali, tra cui la stessa sentenza di primo grado.

Le tre organizzazioni che hanno diffuso la notizia dicono che il faldone non è stato più visto dopo che, alla fine del processo di primo grado, era stato inviato al presidente Salva Kiir, che doveva prenderne visione e confermare la sentenza.

L’ufficio del presidente non ha rilasciato dichiarazioni in proposito.

Jehanne Henry, direttore associato per l’Africa di Human Rights Watch, ha commentato che l’episodio è un esempio classico del fallimento dell’apparato giudiziario in cui affonda le radici il sistema dell’impunità in Sud Sudan. (Radio Tamazuj)