Sud Sudan

Il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, ha firmato ieri nella capitale etiopica Addis Abeba un accordo di pace con il principale rivale, l’ex vicepresidente Riek Machar, dovrebbe porre fine a cinque anni di guerra civile che ha ucciso almeno 50.000 persone, causato oltre 2 milioni di sfollati e affossato l’economia del paese, ricco di petrolio, dopo l’indipendenza dal Sudan, ottenuta sette anni fa.

Un precedente accordo di pace, firmato nel 2015, è stato disatteso un anno dopo, per lo scoppio di scontri tra forze governative e ribelli. Machar, leader del principale gruppo ribelle SPLM-IO, e altre fazioni di insorti, hanno firmato il nuovo accordo con il governo di Juba dopo aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che un precedente accordo di condivisione del potere sarebbe stato onorato. L’accordo in questione, mediato dal Sudan, reintegra Machar nel suo precedente ruolo di vicepresidente.

Sul campo, però sono ancora segnalati scontri in varie zone, nonostante il cessate-il-fuoco in vigore.

La stabilità del Sud Sudan è importante anche per il Sudan e altri paesi limitrofi, che temono una nuova fiammata del conflitto a maggior ragione dopo la pace ritrovata dopo 20 anni tra Etiopia ed Eritrea.

Stati Uniti, Gran Bretagna e Norvegia, conosciuti come la troika che sostiene gli sforzi per la pace, hanno accolto con cauto ottimismo la firma dell’accordo, dal quale restano esclusi alcuni gruppi ribelli minori. “Ci auguriamo che le discussioni rimarranno aperte per coloro che non sono ancora convinti della sostenibilità di questo accordo”, è stato il commento, affidato ad un comunicato. (Voice of America)