Sud Sudan: rapida ascesa e fulminea caduta di Benjamin Bol Mel
Politica e Società Sud Sudan
Dopo averlo elevato ai vertici del potere, il presidente Salva Kiir lo ha destituito dalle cariche di vicepresidente del paese, del SPLM, e di generale dell’intelligence. Ora sarebbe agli arresti domiciliari
Sud Sudan: rapida ascesa e fulminea caduta di Benjamin Bol Mel
In pochi mesi il controverso uomo d’affari era diventato la figura politica di maggior potere dopo il capo dello stato, cosa che avrebbe accresciuto le tensioni interne alla leadership
13 Novembre 2025
Articolo di Bruna Sironi (da Nairobi)
Tempo di lettura 5 minuti

Ieri sera, 12 novembre, con un decreto presidenziale letto alla televisione di stato, i sudsudanesi sono stati informati che il vicepresidente Benjamin Bol Mel aveva perso tutte le sue cariche. Il documento non dava nessuna spiegazione per un provvedimento così grave nei confronti di un uomo considerato fino a quel momento tra i più potenti del paese. Ma questa sembra essere la prassi in Sud Sudan. Ultime notizie da Juba dicono che si trovi ora agli arresti domicialiari.

Bol Mel, 47 anni e una carriera nel mondo degli affari, era considerato da molti come il successore designato del presidente Salva Kiir, di cui si dice fosse da anni il più ascoltato consigliere economico, nonostante fosse sanzionato dagli USA fin dal 2017 per gravi accuse di corruzione.

La sua ascesa nell’agone politico era iniziata in febbraio, quando Kiir lo aveva nominato vicepresidente, scalzando dalla posizione James Wani Igga, originario di Lobonoc, nello stato dell’Equatoria Centrale, autorevole esponente dei bari, l’etnia maggioritaria della regione, e politico di lunga esperienza. Per fargli posto, il presidente aveva dunque messo in gioco equlibri etnici delicati nella mappa politica sudsudanese.

La sua importanza nel gruppo presidenziale, formato dal presidente e da cinque vicepresidenti, era aumentata in marzo, quando Riek Machar – primo vicepresidente, leader dell’SPLM-Io, la maggior forza di opposizione, e firmatario dell’accordo di pace dell’agosto 2018 – era stato arrestato con accuse di tradimento, viste da molti analisti come politicamente motivate.

Nel gruppo di presidenza, Bol era responsabile del cluster formato dai ministeri economici, diventando di fatto l’uomo che determinava le politiche del paese nel settore. Del gruppo fa parte anche il ministero del Petrolio. Nella divisione dei poteri previsto dall’accordo di pace per il governo di transizione in carica a Juba, il ministro del Petrolio è di pertinenza dell’SPLM-Io. Il titolare, Puot Kang Chol, è stato arrestato insieme a Machar e come lui accusato di tradimento.

Da marzo a oggi il ministero ha subito diversi scossoni, ma il più influente e potente personaggio è rimasto il sottosegretario Deng Lual Wol, stretto collaboratore e sodale di Bol. Anche di lui, reinsediato al ministero all’inizio della settimana, si dice che potrebbe essere dimissionato definitivamente, e forse arrestato, nelle prossime ore.

In aprile Bol arriva anche ai vertici del partito, l’SPLM. Kiir lo nomina primo vicepresidente, decisione che gli permette di aumentare di molto anche l’influenza politica di cui fino a quel momento scarseggiava. In settembre il suo ventaglio di cariche è completato con un’altra nomina di Kiir, quella a generale dell’intelligence, il Servizio di sicurezza nazionale (NSS).

La sua velocissima ascesa in settori chiave per il paese aveva dato adito a illazioni pericolose in un paese come il Sud Sudan. In molti circoli di Juba si assicurava che Kiir lo stesse preparando, ed equipaggiando, per diventare il suo successore.

Ma l’enorme potere concentrato nelle sue mani, e in un modo tanto veloce e spregiudicato, non poteva non far nascere tensioni all’interno della leadership sudsudanese e, si dice, nello stesso “circo magico del presidente”.

I primi, e inaspettati, segni di una sua caduta in disgrazia sono solo di ieri mattina, quando i suoi collaboratori avevano dato l’allarme perché gli era stata rimossa la scorta armata e la vigilanza davanti alla residenza e all’ufficio.

I motivi della sua repentina caduta in disgrazia non sono chiari. Alcuni dicono che era diventato troppo potente e Kiir avrebbe cominciato a sentirsene minacciato.

Ma l’occasione per disfarsi di un uomo diventato un po’ troppo ingombrante potrebbe essere stata l’accusa di corruzione e di appropriazione indebita delle risorse statali svelata da un rapporto della commissione diritti umani dell’ONU, intitolato appunto “Plundering a Nation: how rampant corruption unleashed a human rights crisis in South Sudan” (Saccheggiare un paese: come una corruzione rampante ha scatenato una crisi dei diritti umani in Sud Sudan), in cui si mette in evidenza come la razzia sistematica e organizzata delle risorse del paese si traduce nella negazione dei diritti umani fondamentali alla popolazione.

Di Bol, in particolare, racconta che, ditte a lui associate avrebbero incassato 1,7 miliardi di dollari per il progetto “Oil for road”, per lavori mai effettuati.  

Ma un altro scandalo starebbe emergendo in questi giorni, basato su informazioni confidenziali filtrate dal ministro del Petrolio. Riguarderebbe 29 carici di petrolio, ognuno composto da 600mila barili di greggio, per un totale di 17,4 milioni di dollari, ognuno venduto al prezzo di 73 dollari, che avrebbero potuto generare più di un miliardo di dollari per le casse statali. Invece solo 300mila dollari sarebbero stati accreditati al bilancio pubblico. Il resto, 700mila dollari, sarebbero spariti in un labirinto di conti bancari ed intermediari.

Il rimpasto ai vertici del potere non riguarda solo Bol. Insieme a lui sono stati silurati con decreto presidenziale il segretario generale dell’SPLM, Paul Logale, il governatore della banca centrale, Addis Ababa Othow, e il commissario generale dell’agenzia delle entrate, la South Sudan Revenue Authority (SSRA), Simon Akuei.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it
Sostieni Fondazione - Dona il tuo 5x1000