Sud Sudan / Onu

Secondo il rapporto della commissione di esperti dell’Onu sul Sud Sudan, i combattimenti che dall’8 al 12 luglio hanno messo a ferro e fuoco Juba provocando oltre 270 morti, sono da ricondurre direttamente agli ordine del capo di stato maggiore dell’Spla, generale Paul Malong Awan, e del presidente Salva Kiir.

Il rapporto enumera diverse circostanze a supporto della dichiarazione. Una è il rifornimento di munizioni, che l’esercito governativo si sarebbe procurato dall’Uganda nelle settimane precedenti gli scontri. L’altra è l’uso degli elicotteri da combattimento, che solo il presidente e il capo di stato maggiore del suo esercito hanno il potere di mobilitare. Vi si dice anche, esplicitamente, che l’opposizione non ha comprato armi o munizioni a ridosso dei combattimenti dello scorso luglio.

Il rapporto denuncia anche la continua ricerca di approvvigionarsi di nuove armi da parte del governo di Juba. Vi vengono descritte, tra l’altro, una triangolazione di armi israeliane attraverso l’Uganda, avvenuta nel 2014, e trattative per acquistare 2 jet da combattimento, definiti come L-39.

La commissione di esperti ha preso in considerazione anche l’attacco al resort frequentato da operatori umanitari, molti dei quali stranieri, e ha dichiarato che è stata un’operazione ben condotta e coordinata, la cui responsabilità è da ricercare negli alti gradi dell’esercito. L’Spla respinge decisamente come del tutto privo di senso quanto contenuto nel rapporto e dice che le Nazioni unite hanno rilasciato dichiarazioni irresponsabili. (Sudan Tribune)