Sud Sudan / Media

Ha riaperto a Juba Eye Radio, chiusa l’11 novembre scorso per ordine dei servizi di sicurezza. La ragione potrebbe essere stata la trasmissione di una breve intervista al leader dell’opposizione armata (Splm-Io) ed ex vice-presidente del paese, Riack Machar, ripresa da una trasmissione dell’emittente al Jazeera.
Nei giorni seguenti, infatti, ufficiali superiori dei servizi di sicurezza avevano annunciato che a nessun mezzo di comunicazione era permesso diffondere notizie riguardanti Machar.

L’Associazione per lo sviluppo dei media in Sud Sudan (Amdiss), in un comunicato diffuso ieri, afferma che Eye Radio è un simbolo di quello che dovrebbe essere un mezzo di comunicazione di massa in un paese democratico, perché lavora tenendo sempre ben presente i principi di pluralità e diversità. Chiede anche che venga facilitata la riapertura di altre emittenti e dei numerosi giornali chiusi negli ultimi mesi. Raccomanda infine alle autorità di creare un clima favorevole per il lavoro dei media.

La liberta di stampa, sempre precaria nel paese, è stata ulteriormente limitata dallo scoppio della guerra civile nel dicembre del 2013. Molte emittenti e numerosi giornali sono stati chiusi per decisioni governative o a causa delle forti pressioni ricevute. Dallo scoppio del conflitto, diversi giornalisti sono stati uccisi, minacciati, incarcerati e duramente picchiati o torturati. E’ stato brevemente arrestato anche Alfred Taban, un anziano giornalista molto noto anche all’estero, simbolo delle lotte per la libertà di stampa nel Sudan unito prima e nel Sud Sudan indipendente poi. Alfred Taban è stato recentemente nominato per un premio sulla libertà di stampa da Reporters Sans Frontieres. (Radio Tamazuj)