Sud Sudan

Circa 400 tecnici cinesi dell’industria petrolifera sono stati evacuati dai giacimenti di greggio dove lavoravano nello Stato di Upper Nile in vista di essere rimpatriati: la decisione, annunciata dall’emittente di Pechino Cctv, è stata motivata con un’avanzata dei ribelli dell’ex vice-presidente Riek Machar.

I tecnici sono dipendenti della China National Petroleum Corporation (Cnpc) e lavoravano negli impianti di Paloch, un’area situata circa 200 chilometri a nord di Malakal. Un portavoce dei ribelli ha riferito di un’offensiva da più direzioni che avrebbe come obiettivo proprio la conquista dei pozzi, tra i più importanti del paese, tuttora sotto il controllo delle forze fedeli al presidente Salva Kiir.

Il conflitto civile cominciato in Sud Sudan nel 2013 ha ridotto in modo drastico la produzione di greggio, la principale risorsa economica del paese. Titolari delle concessioni principali sono la Cnpc, la malese Petronas e l’indiana Oil and Natural Gas Corporation (Ongc).

Negli ultimi giorni combattimenti si sono verificati anche in altre zone dell’Upper Nile. Proprio ieri un portavoce dei ribelli ha riferito di “un ripiegamento tattico” da Mulut, cittadina lungo la riva del Nilo Bianco occupata martedì. Nell’assalto le forze di Machar avevano anche bombardato una base della missione dell’Onu, uccidendo quattro persone. (Misna)

Prio stamane sono arrivate le dichiarazioni del portavoce del ministro degli esteri cinese, Hong Lei, che ha chiesto alla parti di far cessare immediatamente il conflitto. (Reuters)