Sud Sudan

Riek Machar è atterrato all’aeroporto di Juba oggi pomeriggio alle 15,43 ora locale. È arrivato a bordo di un aereo delle Nazioni Unite, dopo che i donatori internazionali avevano congelato i fondi per il noleggio di un aereo per il suo trasporto, a causa dei numerosi slittamenti nella data del suo ritorno. Proveniva da Gambella, regione dell’Etiopia confinante con il Sud Sudan, dove era giunto dalla sua roccaforte Pagak. Era stato preceduto ieri dal capo di stato maggiore delle forze armate dell’opposizione, Spla-Io, accompagnato da un numeroso gruppo di soldati.

Ad attendere Machar all’aeroporto c’erano il ministro dell’informazione, Michael Makuei, il ministro delle finanze, David Deng Athorbei, il team che lo aveva preceduto a Juba per preparare il suo ritorno, membri del corpo diplomatico e lo speciale rappresentante del segretario generale dell’Onu per il Sud Sudan.

Dovrebbe essersi diretto al palazzo presidenziale per giurare come primo vice presidente del paese, carica patteggiata negli accordi di pace firmati lo scorso agosto.

Con il suo “sofferto” ritorno a Juba dovrebbe cominciare il processo di formazione del governo transitorio di unità nazionale che dovrebbe portare il paese alle elezioni nell’arco di 30 mesi, chiudendo così la crisi apertasi alla metà di dicembre del 2013.

Diversi analisti politici fanno notare che il ritorno di Machar a Juba potrebbe anche non segnare la fine del conflitto, dal momento che i combattimenti tra le due parti sono continuati anche dopo il cessate il fuoco di agosto. Anzi l’instabilità si è propagata anche ad aeree fino a quel momento sicure. Inoltre molti movimenti ribelli nati nel periodo del conflitto e attivi in diverse regioni del paese non hanno firmato l’accordo di pace e dunque non sono coinvolti nel processo politico che dovrebbe traghettare il paese fuori dalla crisi. (Bbc / Radio Tamazuj)