Sud Sudan

Con una dichiarazione rilasciata alla televisione di stato venerdì scorso, il presidente sud sudanese Salva Kiir ha comunicato di aver riorganizzato il paese con la formazione di 28 stati invece dei 10 ammessi dalla costituzione e alla base degli accordi firmati alla fine di agosto sulla divisione dei poteri e sui posti nelle istituzioni a livello statale e nazionale con l’opposizione armata Splm-Io (Sudan People’s Liberation Movement-in-Opposition) guidata da Riek Machar.

La decisione è stata presa con un decreto presidenziale e non è stata discussa in parlamento. Il presidente sud sudanese ha giustificato il provvedimento, che dovrà essere effettivamente implementato entro 30 giorni, con la messa in moto di un effettivo federalismo nell’ordinamento della governance del paese.

Non si sono fatte attendere le reazioni di Machar che ha convocato una riunione del suo movimento per la terza settimana di ottobre per discutere del problema, che, ha detto, implicherà una revisione o molto più probabilmente una rinegoziazione degli accordi di pace, già faticosamente raggiunti dopo 20 mesi di conflitto durissimo. Il suo portavoce, James Gatdet Dak, ha affermato che la decisione unilaterale di Juba, dopo aver rifiutato la proposta per la formazione di 21 stati federali avanzata mesi fa da Splm-Io, potrebbe riportare la discussione sugli accordi di pace al punto di partenza.

Intanto, nonostante il cessate il fuoco ufficialmente dichiarato all’inizio di settembre dai due contendenti, non si sono fermati i combattimenti negli stati di Unity e di Jonglei. Nelle scorse settimane altre decine di migliaia di profughi hanno cercato rifugio nei campi per la protezione dei civili di Bentiu. Splm –Io chiede che l’Onu prenda la direzione dell’implementazione degli accordi di pace, che finora hanno fatto ben pochi passi avanti. (Sudan tribune/ Radio Tamazuj)

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