Sud Sudan / Conflitti

Dopo due settimane di incontri, sono state sospese venerdì scorso ad Addis Abeba le trattative per rivitalizzare il processo di pace in Sud Sudan. Il tavolo negoziale condotto dall’Igad (Organizzazione regionale per lo sviluppo) riaprirà in marzo, ma la strada per raggiungere un accordo sembra essere ancora lunga e tutta in salita.

I colloqui hanno preso in considerazione in particolare tre questioni: l’organizzazione della sicurezza nel paese, l’elaborazione di una nuova Costituzione e la governance. Su nessuno di questi punti si sono fatti progressi significativi. Particolarmente distanti le posizioni sulla sicurezza, in quanto il governo non accetta l’ipotesi di diverse forze armate nel paese mentre l’opposizione non accetta di consegnare le armi, certamente non durante il periodo di transizione. Per il governo è risultata inoltre assolutamente irricevibile la richiesta dell’opposizione che il governo transitorio sia guidato da un nuovo leader. Salva Kiir, attuale presidente, ha dimostrato di essere incapace ed inadatto a guidare la transizione del paese verso la pace, hanno più volte dichiarato i leader delle diverse formazioni dell’opposizione. Nel caso che Kiir facesse un passo indietro, anche il capo della maggior forza di opposizione, Riek Machar, sarebbe chiamato a mettersi da parte.

Non è stata presa, per ora, in considerazione, la proposta dei mediatori di pensare ad una leadership formata da un presidente e quattro vicepresidenti, così come la suddivisione dei posti nel governo e nell’assemblea nazionale, degna della bilancia di precisione di un orefice.

Governo ed opposizione si sono accusati vicendevolmente di aver dimostrato inflessibilità nelle trattative, circostanza che ha portato all’attuale stallo. Nelle prossime settimane i mediatori metteranno a punto un nuovo documento, che terrà conto delle diverse posizione espresse, come base del prossimo round di trattative. (Sudan Tribune)