Sud Sudan / Violazione Embargo

Il rapporto di una commissione di esperti dell’Onu riporta violazioni all’embargo sul commercio di armi imposto nel luglio scorso al Sud Sudan. Nello stesso documento, di 29 pagine, denuncia anche la situazione gravissima del paese, in cui osservano “livelli allarmanti” di violazioni dei diritti umani, violenze sessuali e fame.

Il rapporto ammette che è troppo presto per avere un quadro completo delle violazioni all’embargo, ma sottolinea che sono indagate in particolare le compagnie private impiegate a Juba nell’addestramento dell’esercito e della polizia, e i governi di Sudan e Uganda che ancora dispiegano unità militari nel paese: il primo nella regione di Unity per la difesa dei campi petroliferi, il secondo nelle regioni dell’Equatoria centrale e orientale. L’embargo, infatti, si applica anche all’addestramento e all’assistenza militare. La commissione di esperti sta indagando anche il trasporto di armi, ma non ha dato dettagli su queste voci ricorrenti.

Il report è esplicito invece nel denunciare lo sfruttamento delle risorse naturali del paese come causa della guerra, e della sua continuazione. In particolare cita il commercio illegale del teak, legname pregiato di cui ricca la regione dell’Equatoria, da parte di gruppi ribelli. L’affare avrebbe generato un guadagno di 10 /11 milioni di dollari all’anno, utilizzati per finanziare il conflitto. Citato è anche l’accordo del governo di Juba che si è impegnato a consegnare a Khartoum 28mila barili di greggio al giorno per pagare un debito di 1,3 miliardi di dollari maturato dal 2012, quando i due paesi si sono accordati per la divisione dei proventi del petrolio. 

Secondo una recente ricerca, nei cinque anni di guerra civile sudsudanese sarebbero morte almeno 382.900 persone, di gran lunga di più che nella guerra in Siria. E il numero è destinato a salire ancora.
Il rapporto sarà discusso dal Consiglio di Sicurezza venerdì prossimo. (News 24)