Il Sud Sudan appare sempre più pericolosamente vicino a un nuovo conflitto civile. Da un lato ci sono le manovre del presidente Salva Kiir per circondarsi di fedelissimi nominati ai vertici degli organismi di potere, dall’altro quelle dell’opposizione legata al primo vicepresidente Riek Machar per riorganizzarsi e raccogliere nuovi sostegni.
Ascesa di Bol Mel ai vertici del potere
Sul primo fronte la mossa più recente di Kiir è stata la promozione del vicepresidente Benjamin Bol Mel al grado di generale presso l’Ufficio Interno del Servizio di Sicurezza Nazionale (NSS), una nomina che pone Mel ai vertici del potente servizio di intelligence del paese.
Per il controverso 47enne politico e uomo d’affari sudsudanese – sanzionato dagli Stati Uniti nel 2017 per corruzione – si è trattato della terza importante promozione in meno di un anno e di una nuova tappa della sua scalata ai vertici del potere.
Una scalata iniziata a febbraio, quando fu nominato da Kiir vicepresidente e capo del gruppo economico del governo di transizione, e proseguita a maggio con la sua nomina, sempre per decreto presidenziale, a primo vicepresidente del SPLM/A (Movimento/Esercito popolare per la liberazione del Sudan), il partito di governo.
Da sempre stretto alleato di Kiir, Mel è così diventato di fatto il suo delfino, il suo secondo in comando e il suo potenziale successore.
Nuovi venti di guerra
Le sue nomine, così come quelle di altri influenti membri dell’SPLM/A in posizioni di vertice, e i numerosi arresti di politici di spicco del movimento all’opposizione guidato dal rivale Machar, l’SPLM/A-IO, hanno esasperato lo scontro politico e re-innescato mai sopite dinamiche di conflitto armato.
Kiir e Machar, alla testa dei rispettivi movimenti armati, hanno combattuto una guerra durata cinque anni e costata la vita ad almeno 400mila persone. Nel settembre 2018 hanno firmato un accordo di pace che stabiliva la condivisione del potere per un periodo transitorio, fino all’organizzazione delle prime elezioni dall’indipendenza, ottenuta dal Sudan nel luglio 2011.
Le elezioni sono state più volte posticipate, fino a dicembre 2026, ma l’implementazione delle misure contenute nell’accordo – tra cui l’elaborazione di una Costituzione definitiva, un censimento della popolazione e l’unificazione dei movimenti armati in un unico esercito – resta ancora disattesa.
Accordo di pace violato
Un accordo che ora l’SPLM/A-IO considera ampiamente violato a partire dall’arresto, a marzo, di Machar, del ministro del Petrolio Puot Kang Chuol e del vice Capo di stato maggiore, generale Gabriel Duop Lam, accusati di essere coinvolti negli attacchi contro le forze armate (Forze di difesa popolare del Sud Sudan -SSPDF) avvenuti nello stato settentrionale dell’Upper Nile.
Lo scorso 11 settembre Machar, isolato agli arresti domiciliari dal 26 marzo, è stato sospeso dal suo incarico e formalmente accusato di omicidio, tradimento e crimini contro l’umanità.
Governo “illegittimo”
All’annuncio l’SPLM/A-IO ha risposto con una riunione di tre giorni della leadership politica e militare, al termine della quale ha dichiarato di non riconoscere più l’autorità del governo di transizione e di considerare l’accordo di pace “collassato” e “illegittimo”.
Nel documento si respingono le accuse mosse contro Machar definendole una “caccia alle streghe politicamente motivata” e si accusa l’esecutivo di una “dittatura pianificata” e di una “state capture”.
Il movimento esorta inoltre sostenitori e cittadini a “presentarsi per il Servizio Nazionale” e a “utilizzare tutti i mezzi disponibili per riconquistare il paese e la loro sovranità”, per perseguire un “cambio di regime”.
Alleanza tra SPLM/A-IO e Fronte di salvezza nazionale
Toni belligeranti usati anche dal generale Thomas Cirillo, storico leader del movimento armato Fronte di salvezza nazionale, che il 4 settembre scorso, in un’intervista all’emittente Radio Tamazuj, ha confermato di aver stretto un’alleanza militare con l’SPLM/A-IO, “a seguito delle offensive governative che hanno costretto le forze di Machar a spostarsi dalle loro aree di accampamento, comprese le basi vicino a Juba”.
Il generale ha aggiunto che l’obiettivo è “quello di unificare tutte le forze di opposizione per salvare il paese” e “liberarlo dall’attuale regime”. (MT)