Sudafrica / Zuma

Si è aperto oggi presso la Corte suprema di Durban, in Sudafrica, il processo all’ex presidente Jacob Zuma, accusato di aver ricevuto tangenti dalla filiale sudafricana del gruppo francese Thales, nell’ambito di un accordo per una fornitura di armi nel 1999, mentre era vicepresidente del paese. Su di lui pesano 16 capi d’imputazione, tra cui corruzione, racket, frode e riciclaggio di denaro. Per la stessa vicenda, nel 2005 il suo consulente finanziario, Schabir Shaik, venne condannato a 15 anni di reclusione.

Zuma – che il suo partito ha costretto a dimettersi dalla presidenza a febbraio, prima della fine del suo secondo mandato, nel 2019 – nega d’aver compiuto illeciti. Il processo nei suoi confronti sarà probabilmente molto lungo, anche perché si dovrà prima decidere se lo stato debba continuare a pagare le sue spese legali.

Le accuse mosse contro Zuma hanno gettato un’ombra sulla politica del Sudafrica per anni. In origine erano ben 783, ma erano state fatte cadere la settimane prima delle elezioni del 2009, in cui l’allora segretario dell’African National Congress (ANC) divenne presidente.

Da allora i suoi avversari hanno combattuto duramente per riabilitare le accuse. I rimanenti sostenitori di Zuma e alcuni membri della famiglia, credono che il suo processo sia una caccia alle streghe politicamente motivata. (BBC)