Sudafrica

La direzione nazionale del National African Congress (Anc) si è riunita ieri per discutere le ricadute politiche ed economiche del controverso licenziamento, da parte del presidente Jacob Zuma, del suo ministro delle Finanze, Pravin Gordhan.

Il 1 aprile Zuma aveva annunciato la sostituzione di Gordhan con l’ex ministro degli Interni Malusi Gigaba e la nomina di Sfiso Buthelezi a vice ministro delle Finanze, al posto di Mcebisi Jonas. In una dichiarazione televisiva, Zuma aveva motivato la decisione con l’esigenza di fare spazio a nuovi talenti e idee, annunciando il rimpasto di 10 dei 35 ministeri, compresi Energia, Polizia e Turismo.

Negativa la reazione dei mercati. L’agenzia di rating Standard & Poor’s, ha espresso il suo disappunto per il cambiamento declassando il debito sovrano del Sudafrica a “spazzatura” (da BB+ a BBB-), in quanto “i cambiamenti esecutivi avviati dal presidente Zuma hanno messo a rischio i risultati fiscali e di crescita”. 

Il rand, la moneta sudafricana, ha perso così circa il 2%, recuperando ieri, solo lo 0,5%. Anche il valore dei titoli di Stato si è indebolito.

La mossa di Zuma ha ulteriormente accentuato le divisioni interne al partito, che governa il Sudafrica dalla fine dell’apartheid, nel 1994. A criticare il segretario è il suo vice alla presidenza Cyril Ramaphosa, seguito dal segretario generale del Anc, Gwede Mantashe, e dal tesoriere generale Zweli Mkhize.

Travolto negli ultimi anni da una serie di scandali e accuse di corruzione, Zuma è finora passato indenne attraverso numerosi voti di sfiducia, l’ultimo dei quali a novembre 2016, dopo il tentativo di bloccare la pubblicazione del rapporto sulla corruzione ai vertici dello Stato che vede coinvolti in prima persona Zuma ed esponenti della potente famiglia Gupta. (Reuters / Al Jazeera)

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