Sudafrica / Istruzione

A settembre il ministro dell’Istruzione primaria Angie Motshekga, ha annunciato l’introduzione del kiswahili come lingua opzionale di studio, a partire dal 2020.

La decisione è stata vista come l’ennesima vittoria contro le eredità coloniali e l’uso di lingue non autoctone, soprattutto da parte del partito sudafricano EFF (Economic Freedom Fighters) guidato da Julius Malema. Il leader ha dichiarato che il kiswahili è parlato da più di 100 milioni di persone, dall’Africa orientale a quella centrale, e può diventare una lingua continentale che unisce tutti gli africani, sostituendo l’inglese e il francese.

Pensare che l’inglese, lingua ufficiale in 23 paesi africani, possa così facilmente perdere il suo primato, è una idea azzardata. Il kiswahili è lingua nazionale (equiparata all’inglese) solo in Kenya, Uganda e Tanzania, mentre in Rwanda è lingua ufficiale, assieme a inglese e francese, solo dal febbraio 2017. Anche il Sud Sudan ha annunciato di recente la sua prossima adozione come lingua ufficiale.

Le dichiarazioni dei cittadini mostrano però che la popolazione ha ben accolto l’iniziativa del governo, poiché c’è chi vede nel kiswahili uno strumento di recupero dell’identità africana e di soluzione al problema del divario sociale ed economico, e chi ci vede un modo più facile di comunicare quando l’Unione Africana aprirà le frontiere del continente. (VoA / Deutsche Welle)