Nuovi focolai di tensione
Il Sudafrica affronta una nuova ondata xenofoba. Dopo la tregua per i Mondiali di calcio riprendono, in tutto il paese, gli scontri tra i sudafricani e i cittadini immigrati. Il governo si mobilita per arginare le violenze.

Torna lo spettro delle violenze xenofobe in Sudafrica. Ieri almeno cinque persone sono rimaste ferite in una township alla periferia di Johannesburg, dove sono scoppiati violenti scontri, proseguiti, poi, tutta la notte. Secondo il quotidiano locale Eye Witness News, i feriti sarebbero cittadini provenienti dallo Zimbabwe, dal Mozambico e dalla Somalia.

Gli scontri sarebbero scoppiati dopo una rapina nel quartiere di Kya Sands, a nord di Johannesburg, e sarebbero proseguiti nel corso della notte. Solo l’intervento della polizia ha riportato la calma, ma la situazione resta ancora molto tesa in tutto il paese. Città del Capo e Johannesburg, si susseguono episodi di violenza contro gli immigrati con assalti e saccheggi di negozi. Negli ultimi giorni centinaia di persone sono fuggite dalle baraccopoli e hanno cercato rifugio nei commissariati di polizia. Di fronte alla nuova escalation di violenze il governo è intervenuto con una serie di provvedimenti per riportare ordine e stabilità. Nei giorni scorsi il ministro della Difesa, Lindiwe Sisulu, ha disposto il dispiegamento di forze della polizia e dell’esercito nelle zone a rischio, per garantire la sicurezza dei lavoratori stranieri.

Si è insediato anche un Comitato interministeriale incaricato di coordinare l’azione di contrasto alle violenze contro gli immigrati. Le autorità temono il rischio che esploda una nuova guerra tra poveri, come quella scoppiata nel 2008 nella township di Alexandra con pestaggi, stupri e saccheggi, che ha provocato 62 morti e migliaia di sfollati. L’allarme di nuove possibili tensioni è confermata anche dal governo del vicino Zimbabwe.

A Beitbridge, al confine con il Sudafrica, le autorità zimbabweane hanno, infatti, allestito una tendopoli per accogliere l’eventuale ondata di emigrati in fuga. Da alcuni giorni infatti molti lavoratori stranieri hanno deciso di tornare nel paese di origine per sfuggire alle violenze. Un campo è stato allestito anche sulla frontiera con il Botswana.

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) ha lanciato l’allarme il 13 luglio scorso, dopo una serie di interviste condotte sui migranti che affollano i valichi di frontiera. File di veicoli carichi di mobili ed effetti personali si stanno dirigendo verso il vicino Zimbabwe. Una situazione destinata a peggiorare, secondo l’Oim.