Sudafrica: la crisi dell’acqua è diventata emergenza nazionale
Ambiente Politica e Società Sudafrica
Il presidente Ramaphosa ha annunciato un comitato ad hoc e fondi per 8 miliardi di euro. Servono risposte concrete subito
Sudafrica: la crisi dell’acqua è diventata emergenza nazionale
La situazione è particolarmente difficoltosa nella provincia di Johannesburg, la più popolosa del paese
18 Febbraio 2026
Articolo di Efrem Tressoldi, da Johannesburg
Tempo di lettura 4 minuti
Messaggi che incoraggiano il risparmio d'acqua su un argine a Città del Capo.

C’è una contraddizione, solo apparente in realtà, nell’attuale crisi idrica che attanaglia il Sudafrica: in buona parte del paese non c’è siccità, dighe e bacini sono pieni, ma i rubinetti delle case sono all’asciutto.

In Gauteng, ad esempio, la provincia economicamente più avanzata e popolosa del paese, la gente ha dovuto affrontare ripetute interruzioni dell’approvvigionamento idrico.

Le aree più colpite sono i comuni di Johannesburg, quelli dell’area metropolitana di Tshwane (che comprende la capitale amministrativa Pretoria) e la vasta area metropolitana di Ekurhuleni, che si estende a est di Johannesburg.

L’emergenza riguarda le zone più ricche come quelle più povere. In vari casi, cittadini esasperati dopo essere stati senz’acqua per due, tre settimane sono scesi in strada per protestare e chiedere alle autorità competenti la soluzione rapida del problema.

Le cause principali sono note: decenni di degrado infrastrutturale, la scarsa manutenzione, le interruzioni di corrente nelle stazioni di pompaggio – a loro volta provocate da anni di crisi della società statale Eskom – e la crescente domanda. Da aggiungere la corruzione e la perdita d’acqua dalle tubature, che arriva fino al 30%.

Tutti i milioni che servono 

Per affrontare la critica situazione sono necessari importanti investimenti. Solo per il centro città di Johannesburg, da tanti anni in uno stato generale di degrado, occorrerebbe l’equivalente di 150/250 milioni di euro per rimpiazzare i circa 150 chilometri di tubature. Così sostiene il sindaco della città Dada Morero.

Ma il finanziamento era già stato stanziato, poi però i soldi sono spariti. Secondo fonti attendibili citate dalle stampa sudafricana, il denaro sarebbe stati utilizzato per sostenere delle spese legate all’organizzazione del vertice del G20 in Africa, che si è svolto proprio a Johannesburg a fine novembre 2025.

Anche altre province, tra cui quelle del Capo Orientale, del Nord Ovest e del Limpopo, hanno dovuto far fronte al problema della scarsità d’acqua, con alcune comunità costrette a ricorrere per prolungati periodi alle autocisterne, soprattutto a causa di impianti di depurazione non funzionanti o inefficienti.

Eccezione rispetto alla realtà del paese è Città del Capo dove la scarsità d’acqua è dovuta alla prolungata siccità. Le autorità locali hanno chiesto lo stato di disastro naturale.  

Il discorso di Ramaphosa  

L’emergenza idrica non è sfuggita all’attenzione del presidente sudafricano Cyril Ramaphosa che nel suo discorso alla nazione (SONA) del 12 febbraio scorso ha proclamato l’emergenza idrica disastro nazionale.

Ha anche ha annunciato l’istituzione di un Comitato nazionale per la crisi idrica, che sarà presieduto da lui stesso e sarà in grado di riunire tutti gli sforzi esistenti in un unico organismo di coordinamento.   

In un forte monito ai comuni inefficienti, il presidente ha indicato che il governo interverrà per intentare azioni penali contro i dirigenti comunali che violano le disposizioni del Water Services Act, la legge quadro per la gestione dei beni idrici del paese.

Sotto accusa sono i dirigenti di 56 comuni incriminati di mancato rispetto degli obblighi idrici.

«Il problema – ha affermato Ramaphosa – sta nel fatto che in molte aree metropolitane, città e piccoli centri, le entrate dell’acqua sono utilizzate per altri scopi e si investe pochissimo nel potenziamento e nella manutenzione delle infrastrutture».

Da parte sua, il governo nazionale ha deciso di stanziare l’equivalente di circa 8 miliardi di euro in finanziamenti pubblici per le infrastrutture idriche e igienico-sanitarie nei prossimi tre anni e ha lanciato a questo scopo il primo bond nazionale.

Intanto, ha assicurato il presidente, i lavori per la realizzazione del Lesotho Highlands Water Project e della diga di Ntabelanga nella provincia del Capo Orientale stanno procedendo bene.

Due progetti che promettono di rifornire di acqua potabile rispettivamente milioni di abitanti della provincia del Gauteng e centinaia di migliaia di persone nella provincia meridionale dell’Eastern Cape. 

Dopo le solenni dichiarazioni del presidente, ci si chiede se nei mesi a venire avremo qualche prova tangibile, qualche segnale di cambiamento per la soluzione dell’emergenza acqua.

Domanda legittima che viene spontanea dopo aver sperimentato non una ma più volte in passato che alle promesse ufficiali non hanno fatto seguito i fatti. Per una volta sarebbe confortante essere smentiti.

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