Luca Peloso

Dopo un avvio sfortunato per gli eventi africani (annullato l’incontro del 5 settembre con Moussa Konaté), il 6 settembre il Festivaletteratura di Mantova ha dato voce a due autori provenienti dagli angoli estremi del continente nero: la poetessa sudafricana Karen Press e la scrittrice egiziana Ahdaf Soueif.

La prima ha incontrato il pubblico al mattino nella bella cornice della Sagrestia di San Barnaba, per una lettura delle sue poesie (in occasione di un’antologia da poco pubblicata, curata dalla traduttrice Paola Splendore): l’evento è stato un’occasione per addentrarsi in un territorio notoriamente poco frequentato – non solo nei festival. Per limitarsi al Sudafrica, basti pensare al successo di cui godono, persino in Italia, scrittori come J. M. Coetzee o Nadine Gordimer, che non a caso scrivono in prosa.

Karen Press ha diviso le poesie in gruppi, ognuno caratterizzato da un tema su cui si è soffermata prima della lettura; particolarmente interessanti sono stati i momenti in cui un brano è diventato il pretesto per parlare del suo paese. Il tema della casa ad esempio, sostiene la Press, è una costante nel sentimento popolare sudafricano: la difficoltà di averne una, il combattere per ottenerla (anche in senso affettivo o politico), è perciò diventato nella sua opera un modo per riflettere sulla nazione. Hanno trovato spazio anche liriche sulla quotidianità sudafricana, sulla vocazione dei poeti a costruire anziché distruggere, a raccogliere piuttosto che disperdere; sulla necessità di sottrarre la lingua alla strumentalizzazione che il potere in Sudafrica – come ovunque – le ha imposto, per svuotarlo dalla propaganda e reinventarne gli usi.

Nel tardo pomeriggio, al Cortile dell’Archivio di stato, la testimonianza di Ahdaf Soueif ha preso le mosse dall’attualità – e non poteva essere altrimenti. La Soueif si è rifiutata di parlare, in una prospettiva generale, di “diaspora araba”: la situazione, ha affermato, è molto diversa paese per paese. Per quanto riguarda gli stessi egiziani residenti all’estero, si registrano disposizioni molto diverse: da una parte c’è chi vive le vicende politiche del paese come assurde, e ritiene insensato impegnarsi; dall’altra sono in molti ad aver scelto di tornare per cambiare le cose. Fra questi due estremi ci sono mille situazioni intermedie: persone che vanno e vengono, altre che inviano soldi dall’estero, altre ancora che organizzano manifestazioni e sit-in di fronte alle ambasciate …

Dopo un breve excursus sugli ultimi anni di storia egiziana, Ahdaf Soueif ha posto l’accento sulla transitorietà del momento attuale: dopo Mubarak e Morsi, l’esercito finge ancora di essere l’unico garante della democrazia, mentre i media cercano di cancellare dalla memoria collettiva gli anni in cui lo stesso esercito perseguitava i cittadini. Al momento, secondo la Soueif, è evidente il tentativo di persuadere le masse che esercito e forze dell’ordine fanno fronte comune contro i Fratelli musulmani.

Colpisce, nella diversità tra i due appuntamenti, un elemento condiviso: sia Press che Soueif hanno ribadito più volte come non si debba distinguere tra esperienze personali e fatti sociali di rilevanza pubblica: anche l’intimità è politica. Oggi più che mai i cittadini africani si percepiscono innanzitutto come parte di una comunità. E gli italiani?