ECONOMIA IN BIANCO & NERO – novembre 2010
Riccardo Barlaam

Dopo il successo dei Mondiali di calcio – uno straordinario biglietto da visita in mondovisione di un paese e di un continente che stanno cambiando –, il Sudafrica continua a pensare in grande. Il Moses Mabida Stadium di Durban e tutta l’area attorno ad esso saranno al centro della candidatura della Nazione Arcobaleno per le Olimpiadi del 2024, che è la prossima ambizione a cui tendono i politici visionari di questo paese. Lo stadio di Durban è, forse, quello più bello e avveniristico tra i dieci che hanno ospitato la Coppa del Mondo: ha l’ovale sormontato da un enorme arco centrale in acciaio, lungo 305 metri e alto, al centro, 105 metri, che comincia con due braccia che diventano un solo braccio dall’altra parte, come la bandiera del Sudafrica. A simboleggiare due popoli diversi e divisi che si avvicinano. E non è tutto.

Il Sudafrica da solo produce un terzo del prodotto interno lordo dell’intero continente. È il primo stato africano entrato a far parte del G 20. Si può dire: in rappresentanza di tutti gli altri.

Se si osserva la classifica delle prime 50 imprese africane per fatturato, si scopre che 32 hanno sede in Sudafrica. E non sono aziende piccole. Sab Miller (South African Breweries) è insediata in 10 paesi africani, dove ha aperto 30 impianti di produzione e imbottigliamento, mentre in altri 18 paesi è associata con partner locali. Ormai è il primo produttore di birra, non solo dell’Africa, ma del mondo.

La banca sudafricana Standard Chartered ha 1.100 filiali, 5mila bancomat e oltre 10mila dipendenti in 16 stati africani. La Mtn, operatore di telefonia mobile, main sponsor dei Mondiali di calcio (più di Nike e di Mc Donald’s), è il principale operatore telefonico nell’Africa centro-occidentale, con più di 40 milioni di abbonati. Sasol, la società energetica che produce il 95% dell’elettricità del paese, estrae petrolio e gas in Nigeria e Mozambico, e opera in Mali e Uganda.

Ripeto: non stiamo parlando di piccole realtà. L’ultima società in classifica per fatturato, nella top 50 delle major del continente, è il gruppo di assicurazioni sudafricano Liberty, che ha un giro d’affari di 2,4 miliardi di dollari l’anno.

In molti si sono accorti della corsa dell’economia sudafricana. L’americana Wal-Mart, primo gruppo al mondo della grande distribuzione, prepara l’espansione in Sudafrica: ha appena portato a termine l’acquisizione, con 4,2 miliardi di dollari, della Massmart, la terza catena di negozi nel paese, che opera in 12 nazioni africane attraverso una rete di 290 punti vendita. La mossa di Wal-Mart, che ha più di 4mila centri commerciali sparsi in 14 paesi, sarebbe legata all’attuale debolezza del mercato statunitense, che sta spingendo la società al taglio dei costi e alla crescita a livello internazionale.

Dai supermercati alle centrali nucleari… La Corea del Sud, poche settimane fa, ha firmato un accordo di cooperazione con il Sudafrica per lo sviluppo del nucleare civile. Nel corso dell’incontro bilaterale a Seoul con il vicepresidente sudafricano Kgalema Motlanthe, il presidente sud-coreano Lee Myung-Bak ha ribadito l’intenzione d’incrementare l’export della tecnologia nucleare sud-coreana e di «partecipare attivamente allo sviluppo di progetti energetici, in particolare alla costruzione di centrali nucleari in Sudafrica». Poco prima, il ministro sudafricano per l’energia, Elizabeth Dipuo Peters, e un responsabile sud-coreano del ministero degli esteri avevano firmato un accordo di cooperazione nucleare riguardante i settori della ricerca, dello sviluppo e dello scambio di personale. Il Sudafrica ha messo a punto un piano di sviluppo energetico a lungo termine, che prevede anche la costruzione di centrali nucleari, ha precisato alla France presse Thabo Masebe, portavoce del vicepresidente Motlanthe.

Tuttavia, nonostante i suoi recenti successi economici, il Sudafrica è ancora diviso, non più dal colore della pelle, ma dal contrasto economico tra i ricchi – la nuova classe media, anche di colore – e la gran parte della popolazione nera, maggioritaria nel paese, che convive ancora con il fantasma della miseria, con un reddito pro capite di due dollari al giorno, con una forte disoccupazione, con un sistema scolastico scadente e con tassi di criminalità tra i più elevati al mondo.