Sudafrica: i giochi pericolosi con Teheran e i rischi per Pretoria
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Esercitazioni navali congiunte con Cina, Iran e Russia sono in corso nelle acque del paese, all'apice della tensione fra gli ayatollah e gli USA. Teheran anche dovuto ridimensionare la sua partecipazione
Sudafrica: i giochi pericolosi con Teheran e i rischi per Pretoria
In gioco ci sono anche i destini dell'AGOA e il rapporto fra il governo sudafricano e Washington
12 Gennaio 2026
Articolo di Brando Ricci
Tempo di lettura 8 minuti
(Crediti: Pagina Facebook delle Forze armate sudafricane)

Il Sudafrica sta navigando in acque pericolose. Letteralmente. Le forze armate di Pretoria stanno infatti svolgendo in questi giorni un’esercitazione navale congiunta con le marine di Cina, Russia e Iran a largo delle coste del paese. La posta in gioco è talmente alta però, che il governo sudafricano è riuscito a ottenere un parziale passo indietro delle forze armate iraniane, presenti con le loro navi in Sudafrica ma non più coinvolte nella fase più operativa dell’addestramento. 

Sebbene l’esercitazione sia organizzata nell’ambito del blocco geopolitico noto come BRICS+ e sia in programma da mesi, la presenza iraniana rischia infatti di peggiorare i già pessimi rapporti tra Pretoria e gli Stati Uniti. Il tutto proprio nei giorni in cui negli Usa riparte l’iter di rinnovo di una legge che per il Sudafrica può valere miliardi di dollari in benefici commerciali.

L’esercitazione che coinvolge Teheran arriva proprio mentre l’amministrazione del presidente Donald Trump minaccia un intervento armato contro l’Iran, ufficialmente a sostegno alle proteste locali contro il governo che vanno avanti da settimane e che sono state represse nel sangue da Teheran. 

Volontà di pace?

L’esercitazione navale si chiama Will for peace 2026 (letteralmente Volontà di pace 2026) ed è cominciata il 9 gennaio nel porto di Simon’s Town, non lontano da Città del Capo, capoluogo della provincia costiera del Capo occidentale. Si prevede che l’iniziativa militare termini venerdì 16 gennaio. Il Sudafrica ospita l’evento, ma il coordinamento è in capo alla Cina.

La cornice in cui si svolge l’esercitazione è invece il BRICS+. Con questo nome si intende un alleanza di natura economica e politica che è stata fondata nel 2009 da Brasile, Russia, India e Cina e a cui nel 2010 si è aggiunta anche il Sudafrica. Nel 2023 il blocco è arrivato a dieci stati membri con l’ingresso di Egitto, Etiopia, Indonesia, Iran ed Emirati Arabi Uniti. Il BRICS+ mira a essere una piattaforma alternativa al G7 e a controbilanciare il potere dei paesi occidentali nel sistema multilaterale, anche se per adesso non si presenta come coesa a livello politico. 

Secondo quanto affermato dalle forze armate cinesi, Will for peace mira ad «approfondire ulteriormente la cooperazione militare tra le nazioni partecipanti, migliorare la loro capacità collettiva di affrontare le minacce marittime, contribuire congiuntamente alla salvaguardia della pace e della stabilità regionale e alla costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità» .

Le forze armate sudafricane hanno messo l’accento sull’obiettivo di «salvaguardare le rotte commerciali marittime e a rafforzare le procedure operative condivise». Il capitano Nndwakhulu Thomas Thamaha, comandante per il Sudafrica della task force congiunta, ha definito «essenziale» questo tipo di cooperazione in un «contesto marittimo sempre più complesso».

La presenza di Teheran

Se gli obiettivi dell’iniziativa appaiono chiari, la composizione dei partecipanti ha sollevato alcuni dubbi fin da subito. Secondo una ricostruzione del noto portale di notizie News 24, già prima dell’inizio dell’esercitazione il governo di Pretoria ha tentato di convincere Teheran ad astenersi dalla partecipazione attiva alle esercitazioni, limitandosi al ruolo di osservatore (ruolo che stanno ricoprendo Etiopia, Egitto e Brasile).

Anche il già menzionato comunicato dell’esercito cinese non cita la presenza iraniana. Presenza iraniana che appariva però confermata dalle comunicazioni delle forze armate sudafricane e di quelle di Teheran. L’analista dell’Institute for Security Studies Peter Fabricius, dalle pagine del quotidiano Daily Maverick, ha riportato la presenza di almeno tre navi persiane. Secondo l’esperto, anche gli Emirati Arabi Uniti starebbero partecipando con un loro mezzo.

Alla fine la situazione sembra essersi risolta, almeno per adesso. Lo ha confermato di nuovo lo stesso Fabricius: l’Iran è in Sudafrica con i suoi mezzi navali, ma non prenderà parte alla fase in mare aperto dell’esercitazione, il cui inizio era previsto per oggi 13 gennaio. Will for peace 2026 è infatti strutturata in una prima tre giorni di attività e incontri a terra e poi nelle vere e proprie operazioni congiunte in mare aperto. Quanto riportato fa Fabricius è stato confermato anche News 24

Partner scomodo

Le ragioni di questo cambio di programma sono parte di una faccenda molto delicata, per Pretoria. La presenza iraniana interroga innanzitutto una questione relativa al rispetto dei diritti umani. Secondo quanto riportato da News 24, funzionari del governo sudafricano si sarebbero chiesti quanto fosse positivo, per Pretoria, ospitare le forze armate di un paese che sta gestendo in modo fortemente autoritario le proteste in corso sul suo territorio. 

Nel paese asiatico prosegue infatti da settimane un’ondata di proteste contro il governo e più in generale contro il sistema di potere degli ayatollah, alla guida del paese dal 1979. Secondo gruppi di attivisti di base all’estero, nelle manifestazioni avrebbero perso la vita fino a più di 500 persone. Teheran ha anche imposto un blocco alla rete internet, rendendo molto difficile la copertura di quanto sta avvenendo nel paese.

La spada di Damocle di Washington 

C’è poi il nodo delle relazioni con Washington, che appare il punto più rilevante della questione. Gli Stati Uniti hanno citato la vicinanza del Sudafrica con l’Iran tra le ragioni all’origine della sospensione degli aiuti economici al paese annunciata nel gennaio 2025, nei primi giorni dell’amministrazione Trump.

Il provvedimento è stato solo il primo di una serie di misure punitive contro il Sudafrica, che è stato anche accusato di condurre politiche discriminatorie verso la popolazione bianca di cultura afrikaneer. Discriminazioni che starebbero permettendo addirittura un «genocidio» dei proprietari terrieri bianchi, secondo una definizione usata del presidente Trump che non presenta alcun fondamento.

Negli ultimi 12 mesi gli Usa hanno imposto alti dazi al Sudafrica – nell’ambito di una più ampia politica in questo senso a livello globale -, avviato un controverso piano di accoglienza per i “rifugiati” afrikaneer e boicottato il G20 guidato da Pretoria.

Difficile che il quadro descritto possa migliorare con due navi iraniane che partecipano a un’esercitazione al largo del Capo occidentale mentre il presidente Trump minaccia interventi armati contro gli ayatollah, come avviene da giorni. E la tempistica non potrebbe essere peggiore. 

Le prospettive dell’AGOA

Negli Usa è infatti ripreso l’iter di approvazione di una legge per prorogare di tre anni la durata dell’AGOA, una norma che permette ai paesi africani eleggibili di esportare alcune merci verso gli USA senza pagare dazi doganali.

Ieri, 12 gennaio, la Camera dei rappresentanti ha approvato la misura con 340 voti favorevoli e 40 contrari. A favore della legge, tanto deputati repubblicani quanto democratici. Nonostante l’aggressiva politica commerciale avviata dal presidente Trump infatti, norme come l’AGOA sono ancora viste come necessarie a contrastare l’influenza in Africa di attori come Russia e Cina. 

La bozza votata dai deputati non presenta particolari specifiche riguardo al Sudafrica, ma lo stato attuale dei rapporti diplomatici fra i due paesi lascia immaginare che i prossimi passi possano presentare alcuni ostacoli.  Il provvedimento dovrà adesso passare per la conferma del Congresso e poi per la firma del presidente Trump. Un cammino delicato questo, lungo il quale possono essere chiesti degli emendamenti.

E il rischio di un “clausola Sudafrica” c’è. Se non bastassero i molti elementi già citati,  la possibilità che il Sudafrica possa essere trattato come un’eccezione è stata apertamente menzionata il mese scorso da Jamieson Greer, il rappresentante statunitense per il commercio estero. Greer ha definito Pretoria come un «problema dalle caratteristiche uniche» per Washington.

Il benefici dell’AGOA per l’economia sudafricana, molto evidenti all’epoca della sua istituzione, a inizio anni 2000, sono andati progressivamente diminuendo con l’avanzare degli anni. Nonostante questo, negli ultimi tre anni  l’esportazione verso gli USA di merci che rientrano nell’AGOA ha comunque fruttato oltre 3 miliardi di dollari all’anno all’economia sudafricana, con un impatto notevole su settori come agricoltura e automotive. Pretoria, fra le più grandi economie del continente, resta comunque il primo paese beneficiario dell’AGOA. 

Tensioni fuori e dentro i confini 

Will for peace 2026 non è la prima iniziativa militare che rischia di peggiorare i rapporti tra Pretoria e Washington. Nel 2023, in occasione del primo anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, le marine sudafricane, cinesi e russe si erano ritrovate a largo delle coste del paese africano per un’esercitazione nota come Mosi II. L’addestramento aveva attirato le ire di Washington e dell’amministrazione dell’allora presidente Joe Biden.

Ancor prima dell’avvento di Trump, i rapporti fra USA e Sudafrica erano andati incontro a un netto peggioramento mesi dopo, quando Pretoria aveva denunciato Israele per genocidio a Gaza presso la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite. 

L’esercitazione di questi giorni sta del resto creando frizioni anche all’interno della fragile maggioranza di unità nazionale che governa il Sudafrica dal maggio 2024.

Le Democratic Alliance (DA), il secondo partito più importante dell’esecutivo, hanno accusato le forze armate e il governo di venir meno all’impegno al “non allineamento” che dovrebbe orientare il governo di Pretoria in politica estera.

Il partito ha anche chiesto al ministro degli Esteri, Roland Lamola, di esigere il ritiro dall’esercitazione delle navi appartenenti a entità sanzionate dalla comunità internazionale. Un esplicito riferimento, questo, ai mezzi russi e iraniani.

Le DA e il partito del presidente Cyril Ramaphosa, l’African National Congress (ANC) che ha guidato il paese in solitaria per circa 30 anni, sono tradizionalmente molto distanti in fatto di politica estera.

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