ECONOMIA IN BIANCO E NERO – APRILE 2018
Riccardo Barlaam

I quasi nove anni di presidenza di Zuma sono stati caratterizzati da scandali e malagestione. Il Sudafrica che ha ispirato il mondo con l’idea di riconciliazione di Nelson Mandela e che ha diffuso la visione di Rinascimento africano con Thabo Mbeki, è diventato paradigma di una leadership corrotta. Zuma ha fatto tanto più male al paese perché avrebbe dovuto incarnare una classe dirigente nuova, capace di sanare le divisioni e di colmare il solco tra ricchi e poveri, bianchi e neri.

Invece ha accumulato più di 700 accuse di corruzione, frode, riciclaggio di denaro, malversazioni, tangenti. Il primo scandalo è stato il “Nkandlagate”. Scoppia nel 2009 dopo un’inchiesta dell’Authority anticorruzione: 4,5 milioni di euro, denaro pubblico, spesi per realizzare la piscina e ristrutturare la sua villa di Nkandla, villaggio rurale nella provincia KwaZulu-Natal. «A spese dei contribuenti, Zuma si è costruito una villa per vivere nel lusso», la sintesi di un deputato dell’opposizione.

Da allora, il presidente-monarca è contestato a ogni apparizione pubblica. Lo scandalo della villa si fa sentire ancora. Nelle scorse settimane, Vbs Mutual Bank è finita in amministrazione controllata per problemi di liquidità. La Banca centrale sudafricana ha nominato un curatore per gestire la piccola banca popolare che due anni fa aveva prestato 7,8 milioni di rand (660mila dollari) a Zuma sempre per la sua casa di Nkandla.

Dopo le dimissioni forzate di Zuma, il 14 febbraio scorso, gli esponenti della ricca famiglia Gupta, sono fuggiti. Un rapporto della Corte suprema di Pretoria documenta lo stretto legame tra Zuma e i tre uomini d’affari – i fratelli Ajay, Atul e Rajesh Gupta. Dal dossier emerge il potere di controllo dei Gupta sulle attività del governo. Ad esempio, un deputato Anc è stato per sette volte a casa dei Gupta prima di essere nominato ministro delle finanze; a un viceministro sono stati offerti 40 milioni di euro in cambio di favori; il figlio di Zuma, Duduzane, otteneva gli appalti pubblici per conto dei Gupta. Insomma la corruzione è arrivata ai vertici dello stato e si è fatta sistema. E Zuma sarà ricordato come il peggiore leader e il più debole presidente del Sudafrica post-apartheid.

Corte suprema di Pretoria
Alla pubblicazione del rapporto, avvenuta il 3 novembre 2016, si è a lungo opposto Zuma. Che però si è trovato di fronte anche la Fondazione Nelson Mandela che all’epoca ha dichiarato: «È giunto il momento che le persone che compromettono la nostra democrazia e saccheggiano le sue risorse ne rispondano davanti alla giustizia».