Sudafrica / Cpi

La Corte Suprema sudafricana del nord Gauteng (Pretoria) ha stabilito mercoledì che il piano del governo di ritirarsi dalla Corte penale internazionale (Cpi) è “incostituzionale e non valido” in quanto esige l’approvazione preventiva del parlamento.
La sentenza rappresenta una battuta d’arresto per l’esecutivo del presidente Jacob Zuma, ma il ministro della Giustizia Michael Masutha, ha avvisato che il governo rimane intenzionato a ritirarsi dalla Cpi. Soddisfatti invece gli oppositori di Alleanza Democratica (DA), uno dei gruppi che ha portato la causa in tribunale.

Nel 2016 tre stati africani – Burundi, Sud Africa e Gambia – hanno annunciato l’intenzione di lasciare il tribunale dell’Aja. Pochi giorni fa il nuovo presidente del Gambia Adama Barrow, ha detto che il suo paese rimarrà nella Cpi. Ad ottobre il Sudafrica ha annunciato invece d’aver notificato all’Onu la scelta di uscire dalla Corte, mentre il Burundi ha già approvato il ritiro a livello parlamentare.

La Cpi, che conta 124 stati membri, è il primo tribunale con giurisdizione internazionale permanente per perseguire genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. La Corte è da accusata da molti paesi del continente di accanimento nei confronti dei Capi dello Stato africani, contro alcuni dei quali sono state avviate delle inchieste o spiccato mandati di cattura. E’ il caso del sudanese Omar Hassan el-Bashir, accusato anche di genocidio. In Kenya il presidente Uhuru Kenyatta e il suo vice, William Ruto, sono invece riusciti a far cadere le accuse costringendo al ritiro i testimoni. Ma la lista è lunga (32 persone) e attraversa l’intero continente da nord a sud e da est a ovest. (Al Jazeera / The Guardian)